Nov 14, 2011 - amarcord    No Comments

I POOH…IN DIRETTA NEL VENTO…da Rotolando Respirando ad Hurricane

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Oggi, la rubrica AMARCORD di kukuriku vi parla di una delle più belle canzoni dei Pooh che risale alla fine degli anni 70. Il brano, intitolato “In diretta nel vento”, fa parte dell’album Rotolando Respirando, uscito dalle sale di incisione, il 28 ottobre del 1977. Album ricordato soprattutto per la hit “Dammi solo un minuto”, uno dei più grandi successi dei Pooh.jpgPooh, registrato anche in inglese e spagnolo. L’album sarà molto trasmesso dalle neo nate radio libere, anche perchè il protagonista del nostro articolo è in fondo uno di loro, e come motivo ci sembra piuttosto valido. In diretta nel vento narra, per l’appunto, la storia di un dj radiofonico, al lavoro nella sua radio, che riceve una telefonata inaspettata da parte di una donna. Pooh.jpgI due conversano e alla fine il protagonista le dedica una canzone, giurandole il proprio amore. La canzone, prevede un’introduzione strumentale tipica della produzione discografica dei Pooh negli anni 70. L’intro al pianoforte di “In diretta nel vento” è la colonna sonora della canzone e il motivo portante dell’intero brano. Un motivo indimenticabile per quanti hanno amato ed amano questa canzone.

 

 

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IL TESTO

…dalla notte al giorno, dall’oblio alla rinascita…

 

Vivo
mi piace la notte e ci vivo
con le mie sigarette
e il piatto che gira
e dietro i vetri la città.
Strano
il microfono è come un bambino
gli parlo e non so
se dorme o mi ascolta
la luce è sciolta nel caffè.
E ogni notte così, questa radio è il mio mondo
coi dischi. i giornali e gli scontrini del bar.
Senti, senti, il telefono ancora
è la solita signora, oh no!.
Ed invece sei tu
ma senti che sorpresa
due giorni e due notti per dimenticarti
metto un disco per te poi vattene a dormire
no, scusa, aspetta, dimmi dove sei.
Dimmi
stasera sei in casa da sola
o parli nascosta
fra coperte e cuscino

la radio è li vicino a te
e addosso cos’hai
voglio saperti tutta
ti voglio sentire come stando lì
senti, senti, volevi pensarci
o allora ci hai pensato o no
.
Metto un disco per te
e fra pensieri e suono
mi torna la voglia di due giorni fa.
Parla ancora con me
l’antenna è un’ombra bruna
contro la luna e sopra la città.
L’alba dietro le case si scalda
e questo momento
in diretta nel vento
lo voglio dedicare a te.

 

 

Ritornando al testo, non è chiara l’identità della donna al telefono. Potrebbe trattarsi di un’amante, più che di una fidanzata, da cui forse, si era promesso di separarsi, cercando quanto prima di dimenticarla. A sostegno di tale ipotesi, le stesse parole del protagonista, che sorpreso dalla telefonata, dice alla donna di averci messo due giorni e due notti per dimenticarla. Forse tra loro non è tutto finito, il dj allore le chiede dove si trovi, se è da sola in casa o se parla sottovoce per non farsi sentire. Queste parole confermano che la donna possa essere già impegnata e che la loro, sia la storia di due amanti che ancora non sanno di amarsi o meno. Il nostro protagonista, ricorda l’ultima notte passata insieme, vorrebbe essere lì accanto a lei ma non può, perchè a lavoro.

 

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A questo punto, si chiede se è il caso di riprendere a vedersi, le domanda se lei ci ha pensato o meno, e le confessa che la voglia di starle accanto è irrefrenabile. “Tanta voglia di lei” aveva già scritto Valerio Negrini nel 1971, storico paroliere dei Pooh e autore del nostro brano. Qui c’è il desiderio di un uomo che si è accorto di amare quella donna, improvvisamente ha scoperto di non poter vivere senza di lei e la prega di non lasciarlo, “parla ancora con me” le sussurra, dedicandole un ultimo pensiero: fuori dalla finestra l’alba sta scaldando le case, il sole sta per uscire. Il loro amore sta d’incanto tornando a vivere, se inizialmente la notte ci aveva raccontato la solitudine e il nervosismo di un uomo, che quasi si irrita al pensiero di dover rispondere all’ennesima telefonata, d’un tratto cambia umore, la nascita di un nuovo giorno segna la nascita di un uomo diverso, di un amore tanto desiderato e finalmente ritrovato.

 

 

 

 

I DEDICATE MY LOVE TO YOU

…quando l’amore di una donna ti salva la vita…

 

 

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Il 23 Marzo del 1980, i Pooh danno all luce l’album “Hurricane” con l’intento di riproporre in lingua inglese, alcuni dei loro grandi successi. Collaborano, per l’occasione, con il compositore americano Teddy Randazzo, già arrangiatore del grande Frank Sinatra. L’album, indirizzato al mercato estero, diventa in realtà un grande successo in Italia, soprattutto per i fans dei Pooh, affascinati da questa idea originale. I brani, reinterpretati e riarrangiati, sono per lo più titoli ripresi da Rotolando Respirando, di tre anni prima. E così troviamo, tra i brani più celebri, “Dammi solo un minuto” che diventa “Give me only this moment”, la bellissima “Pierre” ora “Fade Away”, la scatenata “Pronto, Buongiorno è la sveglia” tradotta come “Ready get up and good morning”. Per concludere, un brano a noi già noto. Ebbene si, anche la nostra “In diretta nel vento” sarà tradotta in lingua inglese, con il titolo “I dedicate my love to you”. Per quanto l’opera sia stata ben studiata e rappresenti un tentativo commerciale mirabile, la traduzione e riadattamento di alcuni brani sembrano aver scalfito, in parte, la bellezza degli originali italiani. Nel caso di In diretta nel vento, l’arrangiamento e l’adattamento in lingua straniera non sono così invasivi come per Pierre (il senso originale della canzone è del tutto stravolto, non è più il ricordo di un amico omosessuale, ma una canzone che narra l’amore tormentato per una ragazza che alla fine svanisce ), e il testo, salvo per qualche sfumatura, sembra conservare il motivo originale. Ma andiamo a vederlo…

 

 

Changing
my life’s taking on a new meaning
i’m learning to flow with
the games that once bound me
and i’m beginning to be free.
Loving
is never the wanting or needing
and loving yourself is
the key to all being
i’m just beginning to be me.
And though i walk thru the night
in the shadow of darkness
it’s starting to turn into a pale shade of light.
Getting brighter with each moment of living
and i thing it’s gonna be alright.
If it wasn’t for you i never would have made it
i’m grateful to you for giving me the key
if it wasn’t for you i never would have faced it
i dedicate my love to you only you.
Giving
is a magical reason for living
and you gave me moments
that i ever will treasure
no matter where and come what may.
And though i walk thru the night
in the shadow of darkness
i know deep inside it’s gonna be alright.
Getting higher with each breath i’m breathing
and i’m beginning to see the light.
But if there wasn’t you i never would have made it
i’m grateful to you for giving me the key
if it wasn’t for you i would have just forsaken it
i would have faked it if it wasn’t for you.
Closer
than any dream can imagine
from this very moment
to the end of forever
i dedicate my love to you.

 

 

 

 

Già dal titolo, c’è un riferimento chiaro al testo italiano. Quella dedica finale, tanto accorata ritorna nella versione inglese, ancora più enfatizzata, tanto da esserne il titolo prinicpale. Non abbiamo più dubbi sull’amore del nostro protagonista per quella donna, è lui a confessarcelo apertamente. Per comprendere il testo inglese, penso sia fondamentale compararlo a quello italiano. Anche perchè è nell’originale che ci sono i motivi principali di questo amore. Bisognerebbe ascoltarle una dopo l’altra, magari alternando una strofa in inglese ad una in italiano, per comprenderne il significato assoluto ma anche per gustarne la bellezza melodica. Ma torniamo al testo. Tre verbi al gerundio, scandiscono l’inizio delle strofe principali, e il percorso umano del protagonista, che in un crescendo di emozioni dapprima ci dice di essere cambiato, di aver ripreso ad amare e ad amarsi, e di essere così pronto per donare il suo amore alla donna che ama. Torna il tema della notte e del giorno, del buio che diventa

 

LOGOS ED EROS NELLA PERSONALITA' MASCHILE E FEMMINILE.jpg

 

improvvisamente luce, della disperazione che diventa finalmente voglia di vivere. Voglia dunque di amare quella donna, che ha cambiato il protagonista, l’ha in qualche modo salvato. Emblematiche le parole “I’m grateful to you for giving me the key”. Cambia in un certo senso il ruolo dell’amata, prima amante, ora unico e vero amore della sua vita. Donna che assume un valore umano incredibile, è la sua salvezza, è una donna madonna, a cui dedica se stesso e il suo amore eterno. Sembra una poesia stilnovista in cui l’amore per la donna amata sfiora l’adulazione. Dall’esigenza di tradurre in inglese il testo italiano e dunque di dover semplificare l’originale è nato un brano dal punto di vista puramente estetico, molto diverso. Si è passati dal racconto, quasi dalla cronaca di un amore, ad una lirica amorosa dai risvolti umani e psicologici molto più profondi. Si può dire, che volendo semplificare, si è in un certo senso raddoppiato la carica emotiva del brano. Il nostro protagonista è riuscito a superare un momento difficile, forse una malattia, o forse semplici pene d’amore. Fatto sta che il suo amore le ha donato il sorriso, ma soprattutto gli ha ridato la vita, affogato senza via d’uscita in un tunnel tenebroso, risorge e torna a vivere, anzi a respirare (“Getting higher with each breath i’m breathing and i’m beginning to see the light”). E solo grazie alla donna amata può cominciare una nuova vita. Ecco perchè ci dice:”…if it wasn’t for you i would have just forsaken it…”, ossia:”…se non fosse stato per te avrei rinunciato…”a vivere!

Nov 11, 2011 - blog life    No Comments

AIUTIAMO SOLETERRE…salviamo i bambini malati di cancro…

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Ogni anno il cancro colpisce più di 160 mila bambini e ne uccide circa 90 mila.
Nei Paesi industrializzati circa l’80% dei bambini colpiti da tumore riesce a guarire.
Questa percentuale precipita al 20% o addirittura al 10% nei Paesi a basso indice di sviluppo socioeconomico dove l’informazione, la diagnosi precoce, l’accesso alle cure e ai trattamenti di supporto sono spesso problematici.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, queste cifre sono destinate a salire ulteriormente nei prossimi anni, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, dove i fondi destinati alla salute pubblica sono molto limitati.

Soleterre lavora in 7 Paesi in Via di sviluppo per garantire sostegno psico-sociale e cure ai bambini affetti da tumore.

Bastano 2 Euro per salvare la vita di un bambino.

Invia un sms al 45503, donerai 2 Euro a favore del Programma Internazionale di Oncologia Pediatrica di Soleterre.

 
 
ANCHE TU PUOI FARE MOLTO!
 
 
Nov 10, 2011 - amarcord    No Comments

ANGELO COME FERNANDO…ma davvero i Brotherhood of man copiarono gli Abba?

amarcord kukuriku 

 

PREMESSA

 

 Torna l’amarcord su kukuriku per raccontarvi una questione musicale che va avanti, ormai, da quarant’anni. Molti, ancora oggi, si domandano se i mitici BHOM copiarono effettivamente Fernando dagli ABBA, o se il loro pezzo era un motivo nuovo e originale. Ad oggi, è impossibile accertare se si tratti di un plagio o meno, anche perchè non siamo in presenza di due canzoni somiglianti, ma ci sono dei piccoli richiami, delle note, delle frasi che legano le due canzoni. Ma prima di addentrarci nel merito della questione, facciamo una breve analisi dei due gruppi. Gli Abba, al massimo del successo alla fine degli anni 70, sono il gruppo più famoso al mondo. I quattro svedesi spopolano nelle classifiche di mezza Europa e il loro successo è incontrastato. La formazione storica, prevede due uomini e due donne, le cui iniziali compongono il nome della band. Una bionda ed una mora, due cantanti bravissime, con due musicisti, prima mariti poi amici, agli strumenti. Passiamo ai Brotherhood of man, in italiano “Fratellanza tra uomini”, anche loro quattro componenti, due uomini e due donne, le seconde, una bionda ed una mora. Non ritroviamo le iniziali dei nomi a comporre il nome della band, anche se abbiamo due “Lee” e due “Stevens” all’interno del gruppo (i due Stevens non parenti), ma è difficile pensare ad un acronimo che potesse funzionare in ambito discografico. Ebbene, se mettiamo i due gruppi a confronto, a fatica distinguiamo l’uno dall’altro. La somiglianza visiva, fisica dei protagonisti è incredibile:

 

abba brotherhood of man

 

DUE BROTHERHOOD OF MAN..

 

A questo punto, sorge spontanea una domanda, ma i Brotherhood of man furono creati sullo stile Abba volutamente, era un’operazione di marketing ben mirata? La risposta potrebbe darcela solo Tony Hiller, ideatore e produttore del gruppo inglese. Innanzitutto, c’è da dire che la creazione del gruppo rappresentò un’operazione non facilissima, anche Brotherhood_of_Man1.jpgperchè si trattò di un rilancio. Hiller doveva rilanciare un gruppo che dal 1969 al 1971 non aveva riscosso un grandissimo successo, salvo per la hit “United we stand”, che diventerà un vero e proprio inno patriottico. Canzone del 1970 che darà il nome all’album d’esordio dei Brotherhood of man, una copertina storica con i volti di uomini di diverso colore, uniti in segno di fratellanza. La formazione iniziale prevedeva ben 5 elementi, che poi diventeranno 4. Nessuno dei componenti attuali, faceva parte di quella prima esperienza artistica, ma ritroviamo, ad ogni modo, due uomini e due donne, due more, anzi due sorelle, di origine indiana, già note come duetto canoro, “Sue and Sunny”. Hiller, dopo l’insuccesso del gruppo, decise coraggiosamente di conservare il nome della band e rintracciò questi quattro ragazzi inglesi, che dal 1973 costituiranno i nuovi Brotherhood of man. Ma torniamo alla domanda, Hiller voleva creare i nuovi Abba? C’è chi dice che Hiller non volesse ripetere l’esperienza infelice degli anni precedenti e mutò united we stand.jpgprofondamente lo stile della band. Basta mettere a confronto le immagini delle due formazioni e ascoltarle per capire che qualcosa era cambiato. Il problema, dunque, negli anni di boom discografico degli Abba, era proporre un gruppo che potesse reggere il confronto con gli artisti svedesi, non nelle vendite magari, ma nel consenso popolare. Il successo all’Eurofestival del 1976 con “Save your kisses for me” darà ragione a Hiller, il suo nuovo gruppo funzionava e tutti ne parlavano. Per i fans degli Abba, erano gli “Abba dei poveri”, per i fans inglesi del gruppo, gli idoli del momento. L’intuizione geniale di Hiller era evidente.

 

 

PRIMA E DOPO GLI ABBA… 

 

MAMAS PAPAS.jpgbryndle.jpgricchi e poveri.jpg

 

 Dalle interviste non esistono dichiarazioni precise con cui il discografico parlasse degli Abba, ne di altri gruppi da cui prese spunto. A sostegno della presunta buona fede di Hiller, la lunga tradizione musicale di quartetti canori, anche meno noti, che fino a quel momento avevano dominato la scena artistica. Partiamo dai mitici The mamas and the papas, gruppo americano nato nel 1965, composto da due donne e due uomini, ricordati per il grande successo di “California dreamin”. Così come gli stessi Bryndle, sempre attivi negli anni 60, con due uomini e due donne, legati ad un genere folk-rock. Oppure gli italiani Ricchi e poveri, scoperti da Franco Califano, una bionda, una mora, e due uomini, da anni nella formazione a tre dopo note vicissitudini interne al gruppo. Gli Abba dunque, non erano nati dal nulla e i brotherhood of man non erano una copia degli Abba. Anche se, appassionati e cultori del gruppo pop svedese, sostengono a gran voce, che la nascita di due gruppi cloni degli Abba negli anni di maggior successo della band, siano una mossa mal riuscita, perchè rappresenteranno solo delle metreore. Oltre ai nostri Bhom vengono tirati in ballo gli olandesi Teach-in. Lo stile è simile agli Abba, ma diversa la formazione. Quest’ultimi, per ironia della sorte, vinceranno l’edizione successiva dell’Eurofestival con la canzone “Ding a dong” nel 1975, dopo che, nel 1974 avevano trionfato proprio gli Abba con la bella “Waterloo”. Nel 1976 poi sappiamo chi ha vinto…I BHOM verranno poi tacciati di aver preso spunto, dal punto di vista prettamente musicale, da un altro gruppo, stavolta un trio americano, Tony Orlando and Dawn. Le sonorità sono le stesse, forse c’è stata più influenza da parte del gruppo americano di quanto ce ne sia stata dagli Abba, questo è certo.

 

CONFRONTIAMO LE DUE CANZONI…

 

  Tornando alla musica e alle canzoni. Sul genere dei due gruppi, siamo di fronte allo stesso genere di pop, molto melodico ma di forte presa sul pubblico degli anni 70. Un genere che nasce dalle sonorità dei Bee Gees, prima ancora dai Beach Boys, ma anche ad artisti come Neil Sedaka, uno dei primi teen idol della musica mondiale, un antesignano del moderno pop, Petula Clark, ma anche le Supremes e i già citati Mamas and fernando abba.jpgPapas. A parte la stesso stile musicale, gli Abba e i Brotherhood of man si superano in quanto a messa in scena delle canzoni sia negli abiti che nelle atmosfere create: gli Abba sfruttando alla grande i video clip, tutti originali, i Brotherhood of man nei balletti e nelle piccole coreografie che ben si accompagnavano al loro stile fresco e vivace. Fernando, primo singolo degli Abba a non essere estratto da alcun album, è una canzone a se all’interno della vasta produzione del gruppo. Nasce come singolo per Anni-Frid, la cantante mora del gruppo, con il titolo provvisorio di “Tango”. La versione svedese della canzone parla di un certo Fernando, lasciato anni prima dalla ex-ragazza. Nella versione inglese, il testo sembra riferirsi ad una rivoluzione, forse quella messicana o secondo alcuni alla guerra civile spagnola. La pubblicazione risale al 27 Marzo 1976 e il successo è strepitoso, sia in Europa che nel Mondo, addirittura un caso in Australia, dove diventa, insieme ad “Hey Jude” dei Beatles, la canzone che per più settimane consecutive ha tenuto il primo posto della hit parade nella storia musicale di quel paese. Un anno dopo, precisamente ad Agosto del 1977, i Brotherhood of man, al massimo del loro splendore artistico, incidono la canzone “Angelo”. Il titolo stesso è un emblema della nostra questione. Se gli Abba avevano cantato le gesta di Fernando, ora si narra la storia di un altro personaggio, un certo Angelo, “a sheperd boy” messicano. La vicenda ripercorre, nelle intenzioni degli autori del brano, la storia di Romeo e Giulietta, due ragazzi che decidono di fuggiangelo.jpgre per amore e alla fine decidono di suicidarsi. A parte la somiglianza nel titolo, i testi originali non hanno molto in comune, sono ad ogni modo due storie d’amore ma anche due storie di libertà: in Fernando c’è una donna che narra la storia di un giovane ragazzo che impugna le armi, trasformatosi in un eroe moderno, in un paladino della libertà dalle oppressioni; in Angelo c’è il forte desiderio di liberarsi dal conformismo contemporaneo e fuggire via, dove non importa. I finali sono ovviamente diversi, in entrambi c’è un eroismo di fondo. Comparando i testi, c’è in entrambe le canzoni il Messico come sfondo. Ed è già un indizio. Il tema della notte torna in Angelo, dove in Fernando era lo sfondo principale della canzone, come si vede anche nel video ufficiale, una notte stellata per l’appunto:

 

 THERE WAS SOMETHING IN THE AIR THAT NIGHT

 

 Fernando

 

THEY TOOK THEIR LIVES AT NIGHT

 

Angelo

  

A livello sonoro, sia nel ritornello di Fernando che in quello di Angelo, c’è la ripetizione incalzante del suono anglosassone “the”, una marcatura evidente che accomuna i due testi proprio nel punto cardine dei brani. In Fernando sotto forma di articolo, in Angelo come pronome personale soggetto, in entrambi i casi, sottolineo nuovamente, una reiterazione voluta, riconoscibile facilmente all’ascolto. Dal punto di vista musicale, c’è il richiamo dei tamburi. In Fernando anche all’interno del testo, con la narratrice che si rivolge al protagonista chiedendogli se riesce a sentirli, in Angelo, i tamburi subentrano dopo la prima strofa. E’ questo un secondo indizio non indifferente. Il suono inconfondibile dei tamburi come sottofondo in due canzoni dalle atmosfere e dai toni così simili, non fanno pensare ad una semplice coincidenza. Se si ascoltano in contemporanea, i suoni dei tamburi sembrano sovrapporsi. Se Hiller non copiò gli Abba, possiamo dire, con estrema franchezza, che prese spunto da Fernando per produrre Angelo. Se poi vogliamo essere ancora più attenti, se proprio vogliamo parlare di un piccolo richiamo, ci sono poche note al piano che ritroviamo nella bellissima “Dancing queen”, brano del 1976, altro successo mondiale degli Abba. Sono note simili a quelle che concludono la frase principale del ritornello di Angelo, o l’attacco tra le ultime due strofe del brano stesso.

 

ANCORA POLEMICHE… 

 

Due anni dopo, nel 1978, ancora una volta viene tirata in ballo la presunta originalità di un altro brano dei Brotherhood fo man, “Figaro”. Secondo alcuni è questo il brano che somiglia a Fernando. Ancora una volta, si parla di un personaggio maschile, stavolta passiamo da Schakespeare a Rossini, al Barbiere di Siviglia precisamente. Non ci sono somiglianze tra i due brani, anzi, quasi la canzone ricorda, nell’intro, “Simon says” dei 1910 Fruitgum Co, poi cover italiana come “Il ballo di Simone” di Giuliano e i notturni, sempre del 1968.

 

I DUE VIDEO… 

 

 Le canzoni sono entrambe molto belle e riescono a trasportarci in un atmosfera magica. Sono due grandi successi di queste band cult degli anni 70 e, al di la di tutte le polemiche, rappresentano la storia della musica pop.

 

 

 

Nov 23, 2010 - amarcord    4 Comments

LA STORIA DI LADY JANE…dai Rolling Stones ai New Dada…

 

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L’ORIGINALE

 

Lady Jane è un brano dei Rolling Stones del 1966. Fu scritto da Mick Jagger e Keith Richards e pubblicato in Inghilterra aftermath.jpgnell’Aprile del 1966 nell’album “Aftermath”. Un album che riscuote grande successo in patria, dove mantiene saldamente la prima posizione degli album più venduti per ben otto settimane, ma anche in America, dove ottiene il disco di platino. All’interno di questo lavoro, troviamo tutte canzoni scritte e musicate dal duo Jagger-Richards ma la vera particolarità dell’album è opera del chitarrista Brian Jones (nella foto sulla destra; lascerà i Rolling Stones nel 1969, morirà prematuramente all’età di ventisette anni in circostanze ancora non chiare), il quale, sperimenta l’uso di nuovibrian jones.jpg strumenti musicali, come il sitar (strumento musicale a corde di orgine indiana dal particolare timbro vibrante) e il dulcimer,( strumento musicale, sempre a corde, di origine persiana, dal latino dolce suono), colonna portante del nostro brano. Lady Jane è la canzone più importante dell’album, sia dal punto di vista musicale, ma soprattutto da quello stilistico. E’ un brano davvero elegante che esprime una dolcezza unica. La musica del dulcimer e le bellissime melodie fanno di Lady Jane un vero capolavoro.

 

 

 

 

CHI E’ LADY JANE?

Non è ancora stata accertata l’effettiva identità di Lady Jane. Ad ogni modo, il testo, in prima persona, esprime un messaggio d’amore, quasi una lettera dai sapori stilnovistici nei confronti di questa donna amata a cui il protagonista offre tutto se stesso:

 

My sweet Lady Jane
When I see you again
Your servant am I
And will humbly remain

Mia dolce Signora Jane
Quando ti vedrò di nuovo
Sarò il tuo servo
E resterò umilmente

 

L’ipotesi più accreditata, fa risalire l’identità di  Lady Jane a tale Lady Jane Grey (nel ritratto sulla destra), non un personaggio di fantasia ma un personaggio storico legato alla Corona inglese. Nipote di Maria Tudor e pronipote di Enrico VIII. Viene ladyjane.jpgnominata regina d’Inghilterra dopo la morte a soli sedici anni del figlio di Enrico VIII, Edoardo VI. Mantiene la carica solo per nove giorni, in quanto viene deposta da Maria I d’Inghilterra, sua cugina, che la condanna a morte all’età di diciassette anni. Una storia incredibile, quella di Lady Jane, vittima dei complotti politici orditi dalla sua famiglia che la pone su un trono che lei stessa non desidera, ma convinta di doverlo fare per preservare la fede anglicana nel Paese. Ma potrebbe trattarsi anche di un altro personaggio storico, un altra donna, Jane Seymour (nel ritratto sulla sinistra), terza moglie di Enrico VIII, fino jane seymour.jpgalla sua morte. Ad avvolorare questa ipotesi alcune coincidenze con il testo della canzone, dove vengono appunto menzionate due donne, oltre alla protagonista, tale “Anne”, che ricorda Anna Bolena, moglie di Enrico VIII e tale “Marie”, che ricorda Maria Bolena, altra amante del re nonchè nipote di Anna. Secondo alcuni critici musicali la canzone non si riferisce ad una donna ma esprime l’amore per la marijuana (la signora Jane viene chiamata dal protagonista anche Marie, quindi il gioco fonico Marie Jane/ Marijuana), per altri il nome Lady Jane rappresenta uno slang inglese per definire la cocaina o ancora i genitali femminili.


LA COVER

La cover italiana di Lady Jane, è opera dei New Dada, storico gruppo beat nato agli inizi degli anni sessanta ed esploso tra il 1964 e il 1967, anni in cui ottiente un grande successo discografico. Viene inserito nel 45 giri “Lady Jane/ 15° frustata” del 1967 prodotto new dada lady jane.jpegdall’etichetta milanese Bluebell. Con questo brano, i New Dada vincono persino un ambito riconoscimento di quegli anni: un disco giallo a Bandiera gialla, storica trasmissione radiofonica firmata Arbore-Boncompagni che decretava, attraverso una giuria di soli giovani, le migliori canzoni della settimana. Ad occuparsi del testo è il tastierista della band, Ferry Sansoni, il quale scrive le parole della canzone di notte in un albergo di Roma, Il Grand Hotel Regina di Via Veneto, dopo aver partecipato ad una registrazione televisiva (dati tratti dmaurizioarcieri.jpga muiscaememoria.com) La musica originale è talmente bella che non ha bisogno di modifiche particolari. L’arrangiamento rimane identico e il testo, scritto da Ferry, è pronto per diventare musica ed essere intonato dalla bellissima voce di Maurizio Arcieri (nella foto sulla destra, voce e leader del gruppo, da cui si scioglierà per tentare la carriera da solista come “Maurizio dei New Dada”, inciderà a sua volta una nuova versione di Lady Jane nel 1967). Il testo esprime lo stesso amore viscerale presente nella versione originale, il protagonista non teme addirittura la morte e ci dice:“la parola fine per me non esiste”, per poi dedicare la sua vita al suo amore eterno:

 

 

 

la luce che vedo
sul dolce tuo viso
in questi momenti
mi e’ tanto vicina
adesso mi darà
la forza di morir
morire per lady jane

 

 

 

 

Nov 20, 2010 - amarcord    1 Comment

THE TURTLES…ELENORE

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* THE BATTLE OF THE BANDS *

 

Elenore è una canzone del 1968 del gruppo pop-rock americano dei Turtles. Fu inclusa nel loro quinto album “The Turtles present The Battle of the Bands” (I Turtles presentano la battaglia delle bands) e fu prodotto dalla loro casa discografica, la “White Whale records”. La particolarità di questo album è quello di essere un “concept album”, ossia un album che esprime un idea unitaria, un tema dominante. L’idea dei Turtles, era quella di interpretare vari gruppi con differenti stili musicali, dalla musica psichedelica, all’hard rock, alla surf music (musica legata alla cultura surf dei primi anni 60), alla bluegrass music (musica americana che rappresenta un sottogenere della musica country), al doo wop, al rock stesso. La copertina esterna dell’album mostrava appunto il gruppo in abiti eleganti da sera pronti ad aprire il sipario alle diverse band, che non sono altro che loro in abiti sempre nuovi e divertenti.

 

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La copertina di “The Turtles present The battle of the bands”

 

 

* ELENORE…E PENSARE CHE ERA UNO SCHERZO… *

 

La casa discografica era, in realtà, una “one-artist label”, produceva unicamente i Turtles, e dopo il grandissimo successo del 1967, con “Happy Together”, spingeva il gruppo a riproporre un brano all’altezza della sua hit precedente. La band, invece, aveva bisogno di diversificare la propria produzione musicale, sperimentando nuove forme di pop-rock e lavorò contro voglia al nuovo progetto discografico. Alla fine i Turtles decisero di fare una nuova Happy Together e nacque la nostra Elenore. Per indispettire la White Whale, la band pensò bene di incidere una versione modificata e umoristica di quel singolo così fortunato che tanta notorietà gli aveva regalato. Elenore nacque dunque come una satira di quel loro grande successo. Fu, paradossalmente, una parodia di se stessi, che in fin dei conti era una presa in giro di chi li aveva prodotti e aveva creduto in loro. Ma i risultati di questa operazione così particolare, furono davvero inaspettati e come vedremo clamorosi. Vediamo alcune parti del testo che contengono parole e frasi volutamente sotto forma di clichée e di provocazione, messe lì senza criterio:

 

Your looks intoxicate me

Il tuo aspetto mi inebria   

Even though your folks hate me

Anche se la tua famiglia mi odia   

There’s no-one like you Elenore really

Non c’è nessuno come te Elenore davvero  

Gee, I think you’re swell

Accidenti penso che tu sia magnifica

And you really do me well

E tu mi fai stare davvero bene   

You’re my pride and joy, et cetera

Tu sei il mio orgoglio e gioia, et cetera

 

Come simbolo di tutti questi stereotipi amorosi che si trovano in quel tipo di bubblegum pop, c’è quel et cetera, davvero emblematico. Come per dire, il resto aggiungetelo voi, tanto sono tutte frasi fatte. La proposta è davvero provocatoria e spiazzante. Come sarà recepita dalla casa discografica? Ascoltiamo le parole dello stesso Howard Kaylan, voce e simbolo dei Turtles, (dalle note dell’Antologia Solid Zinc):

 

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Mark Volman e Howard Kaylan, volti storici dei Turtles


“…Elenore era una parodia di Happy Together, non era stata progettata come una semplice canzone. Essa rappresentava una lettera contro l’amore indirizzata alla White Whale, constantemente alle nostre spalle per produrre loro una nuova Happy Together. Così io diedi loro una versione distorta. Non solo con gli accordi cambiati, ma con tutte quelle bizzarre parole. La mia sensazione era che una volta ascoltata quella canzone strana e stupida ci avrebbero lasciato in pace. Ma loro non capirono lo scherzo. Pensavano che fosse un bel pezzo. Sinceramente, tuttavia, la mesa in scena di Elenore era davvero ottima. Liricamente o no, il suono della cosa era così positivo che funzionò. Certamente mi sorsprese”.

 

* IL SUCCESSO DISCOGRAFICO *

 

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La copertina del 33 giri di Elenore

 

Veramente incredibile. Un motivetto buttato lì tanto per provocazione viene ritenuto un singolo pronto per il mercato. Elenore viene incisa nel Settembre del 1968 ed ha subito un grande successo di vendite. Raggiunge
il sesto posto nella Billboard Hot 100 americana, contro ogni previsione, il settimo posto nella Uk single charts, addirittura prima in Nuova Zelanda. E’ il successo di Elenore ma anche la conferma del loro talento. The battle of the bands è la prova che i Turtles sono artisti camaleontici, capaci di proporre musica alternativa e melodie meravigliose. Elenore, non è una canzonetta, ma è una canzone pop davvero eccellente. E in quel pop anni 60 loro si inseriscono alla grande, dimostrando, doppo la loro prima hit mondiale, di sapersi confermare nel difficle panorama musicale di fine anni 60. Peccato che il loro talento sia stato spesso sottovalutato da produttori e critici. Grandissimo invece l’affetto del pubblico che li segue da più di quarant’anni.

 

 

Tratto da Dailymotion alice, i Turtles si esibiscono in Elenore

 

 

* LA COVER DI MORANDI *

 

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Il 45 giri di Gianni Morandi prodotto dalla Rca

 

In Italia, la cover di Elenore riscuote un successo altrettanto clamoroso, se non maggiore. Ad occuparsi del testo l’amico e autore di Gianni Morandi, il bravissimo Franco Migliacci. Non si tratta di una cover adulterata, Migliacci infatti, decide di non stravolgere l’originale dei Turtles. Anche qui il protagonista “muore” per amore della sua donna e combatte per difenderlo.  Morandi stravince la Canzonissima del 1968. Una Canzonissima da record se consideriamo le cifre: 12 milioni di biglietti venduti, circa 20 milioni di cartoline voto. Un montepremi di 1 miliardo e 600 milioni. Vinse Gianni Morandi con questa canzone con una “pioggia” di cartoline: 1.701.710 contro le 836.629 ricevute da Claudio Villa arrivato 2°. Presentava quell’edizione questo trio: Mina-Walter Chiari-Paolo Panelli (dati da hitparadeitalia). L’anno successivo Morandi bisserà il successo con la canzone “Ma chi se ne importa”


 

Nov 17, 2010 - amarcord    1 Comment

LE CANZONI SCRITTE DA FRANCO CALIFANO…il poeta dei sentimenti umani

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La musica è da sempre il motore della nostra esistenza. Vivere senza di essa è impossibile. Quando la musica incontra la poesia, nascono dei capolavori. Perchè la musica, anche sola, è bellissima, poi accade che incontra il testo giusto e da quel preciso istante non esisteranno mai più l’una senza l’altro. Grandissimi artisti della musica italiana devono il loro successo anche agli autori, o meglio ai poeti che hanno scritto per loro parole indimenticabili. E’ stato così per le coppie d’oro della nostra canzone, da Celentano-Bella a Morandi-Migliacci a Battisti-Mogol. Ci sono altri autori che hanno dedicato il loro lavoro alla musica di diversi artisti, magari meno pubblicizzati o sottaciuti, come il grande Franco Califano. Le più belle pagscrivere.pngine della musica italiana sono state scritte da lui. Le canzoni più belle, quelle che più amiamo, portano la firma del “Maestro”, come viene chiamato nell’ambiente musicale. Vogliamo omaggiare l’opera di Califano ripercorrendo brevemente le tappe fondamentali della sua florida carriera di autore, un ruolo che ha rivestito con grande successo per cinquant’anni, con circa 1000 canzoni all’attivo. Ovviamente ne citeremo solo alcune, che riteniamo, da un punto di vista prettamente personale, le sue più belle produzioni.

 

1964 DA MOLTO LONTANO – EDORADO VIANELLO

 

“Anche se sono dall’altra parte del mondo, io ti amo..io ti amo…

e un’eco della terra ti porterà le mie parole, le mie canzoni d’amore”

 

E’ la prima canzone scritta da Franco Calfano che esordisce come autore di canzoni. Brano inserito nel 45 giri Da molto lontano/Le tue nozze pubblicato dall’Rca nel 1964. Gli arrangiamenti unici del disco sono firmati Ennio Morricone, è sua l’idea Da molto lontano.jpgdi quel piano che suona incalzante nell’intro del brano. Il tema della canzone è l’amore di un uomo per una donna divisi dalla lontananza. Ma il destino ha riservato loro un finale inatteso, presto i due si rincontreranno e potranno coronare il loro sogno d’amore. Califano decide per un testo molto semplice ma efficace. Spinge l’ascoltatore a concentrarsi su due immagini fortemente evocative, la voce e i passi. La voce è quella dell’anima del protagonista che urla da lontano il suo amore, i passi sono quelli di un uomo che è pronto a tornare dalla sua donna. Ancora una volta Vianello dimostra le sue capacità di cantante multiforme. Nonostante il successo clamoroso ottenuto con il repertorio allegro e spensierato delle canzonette, non rinuncia ad interpretare canzoni melodiche e sentimentali, garantendosi i complimenti della critica e il benvolere del pubblico. E’ certamente il beniamino dei giovani quando canta “Guarda come donodolo” ma è anche il cantore dei sentimenti più nobili quando commuove con “O mio Signore”

 

“Io prima facevo il poeta ma ho capito da subito che di poesia si muore di fame, per cui ho trasportato le mie poesie in testi musicali e ho scritto Da molto lontano, canzone portata al successo da Vianello…”

 

1965 E LA CHIAMANO ESTATE – BRUNO MARTINO

 

“E la chiamano estate, questa estate senza te,

ma non sanno che vivo ricordando sempre te”


Dalla melodia alla musica d’autore. Un passo importante per Califano che si avvicina al gusto jazz di Bruno Martino. Il 45 giri E la chiamano estate/La ragazza di Ipanema esce dalle sale di incisione nel 1965. Bruno Martino si dedica alla martino.jpgcanzone con gandi risultati dopo aver composto e scritto musica per diversi artisti. Il suo talento di musicista e di pianista innanzitutto lo aiutano nella proposta canora. E’ lui ad adattarsi alla musica, è lei la parte più importante della produzione. Con quel piglio da crooner consumato, bagaglio di tanti anni di night club, si era incontrato con l’amico Califano e la loro esperienza comune fu determinante per la stesura del testo. Dovendo proporre un testo misurato, e dovendo rispondere, soprattutto, ad una musica raffinata, Califano si concentra sul tema amoroso della canzone con stile ed eleganza. Il protagonista non può vivere senza la donna che ama e allora il mondo che lo circonda non ha più alcun significato. Come canterà Massimo Ranieri in Momento del 1971 (lato b di Via del Conservatorio): “…Cos’è una rosa senza chi la coglierà…cos’è un’artista senza fantasia…?” ma soprattutto, ci dice Califano, cos’è l’estate senza la donna che amo? Praticamente non esiste. Addirittura il profumo del mare è scomparso, e quella notte fatta per amare, come amava cantare Sedaka, è solo un lontano ricordo.

“La prima canzone che scrissi a Milano era E la chiamano estate portata al successo magistralmente da Bruno Martino”

 

1967 LA MUSICA E’ FINITA – ORNELLA VANONI

 

“…la musica è finita, gli amici se ne vanno,

e tu mi lasci sola più di prima.

Un minuto è lungo da morire…

se non è vissuto insieme a te”

 

Forse il primo grande capolavoro di Califano. Ma è anche il capolavoro di un’interprete eccezionale e di un compositore unico: stiamo parlando di Ornella Vanoni e Umberto Bindi. La musica è finita viene presentata al Festival di Sanremo del vanoni.jpg1967, funestato dalla morte di Luigi Tenco, molto amico dello stesso Califano. La canzone cantanta in coppia con il giovane Mario Guarnera, raggiunge il quarto posto in classifica generale ma al di fuori dell’Ariston stenta a decollare. L’impostazione musicale molto classica, soprattutto in quell’introduzione orchestrale quasi sinfonica, conferisce un fascino particolare alla canzone. Peccato che nei successivi 33 giri l’introduzione sarà eliminata rispondendo ad una visione commerciale che quasi mai, preserva il gusto e l’eccellenza. Bindi ha composto una musica elegante e raffinata, impreziosita dalla voce inconfondibile di Ornella Vanoni. Tutte le successive interpretazioni del brano si confronteranno con un originale impareggiabile. Ne esiste addirittura una versione in inglese, “Our Song” di Robert Plant. Califano collabora, in questa occasione, con un altro autore di talento, Nicola Salerno, in arte Nisa, già grande collaboratore di Renato Carosone, da aggiungere a quelle coppie d’oro della musica italiana sopra citate. Il compito non è affatto facile. La musica ha bisogno di un testo preciso. Si canta l’amore di una donna per un uomo, ma è una relazione tormentata e la protagonista soffre il distacco e la freddezza di questo rapporto. Le parole sono perfette e le frasi sono quelle che lasciano il segno nella storia della musica e della poesia:” un minuto è lungo da morire se non è vissuto insieme a te…”.

 

“…Ho continuato a scrivere per altri…è nata La musica è finita, canzone che è stata assegnata a Ornella Vanoni, la musica è di Bindi”

 

1969 UNA RAGIONE DI PIU’ – ORNELLA VANONI

 

“…Sei tu…quella ragione di più.

Mi hai chiesto, talmente tanto.

Io, non ho più niente per te.

Ti amo, tu non sai quanto.”

 

Una ragione di piùragione.jpg viene pubblicata nel 1969. Ancora una collaborazione tra Ornella Vanoni e Franco Califano, l’intesa è ottima e i due tornano volentieri a lavorare insieme. Tanto più che questa volta, la Vanoni interviene nella stesura del testo e debutta come cantautrice. Autore d’eccezione per la musica del brano è il bravissimo e compianto Mino Reitano, in una delle sue opere migliori. La musica si adatta alle doti canore dell’interprete. E la Vanoni con grande stile, passa dal canto soave e seducente al canto grintoso e determinato di una donna che ha in pugno la relazione sentimentale e non cede, almeno subito, alla volontà del suo cuore. Perchè quella ragione di più, è il suo uomo e lei non può far altro che ritornare da lui. I coautori Califano-Vanoni cercano delle immagini forti ed evocative. La donna “ama da morire” il silenzio del suo uomo perchè non la lascia andare via. Cosa c’è di più emblematico ed esplicito di un silenzio? E poi arriva la richiesta d’aiuto dell’uomo, che assomoglia molto ad una dichiarazione d’amore:“non lasciarmi solo”, è una richiesta a cui non si può voltare le spalle.

 

1972 QUESTO NOSTRO GRANDE AMORE – FRED BONGUSTO

 

“questo nostro grande amore,

un mese fa, non era niente…

ma poi, io mi fermai…

un abbraccio mi inventai”

 

Brano di Fred Bongusto del 1972, inciso per la Ri-Fi. Fa parte del 45 giri Questo nostro grande amore/O Primmo treno. Lo scheda_bongugrandeamore1web.jpgstile della canzone è molto simile al brano di Bruno Martino. Se lì, però, la musica dominava il testo, in questo caso il testo è la parte più importante della produzione. Non a caso viene scelto Franco Califano per comporlo. Il tema è nuovamente quello amoroso. Un uomo si rivolge alla donna che ama e le ricorda come si sono conosciuti, come è riuscito a conquistarla. Califano scrive una sceneggiatura più che un semplice testo. I ricordi del protagonista sono talmente vividi che ci sembra di vedere la scena di un film muto: lui la incontra, c’è una passeggiata, poi un forte abbraccio e scocca la scintilla. Le sequenze di questa scena cinematografica sono le stesse della  “Lontananza” di Domenico Modugno dove il protagonista racconta il camminare insieme per una strada, un abbraccio e il bacio finale, anche se qui i ricordi fanno male, sono ferite ancora aperte. Califano invece, sottolinea che i ricordi sono piacevoli e l’amore è qualcosa di concreto e indissolubile, “…è la realtà per tutt’e due…”

“Ho scritto per Fred Bongusto, Questo nostro grande amore, canzone non dimenticata ma non ripresa mai…”

 

1972 SEMO GENTE DE BORGATA – I VIANELLA

 

Core mio,core mio…

la speranza nun costa gnente…

se potrebbe sta’ pure mejo. ma che voi fa’…

per ora ce stai tu…er resto arivera’…

 

33 giri fortunato del 1972. Grande successo per la coppia Edorado Vianello-Wilma Goich, compagni di vita e di lavoro. All’inizio degli anni 70 i due artisti decidono di fondare una nuova casa discografica, chiamata Apollo e fondano il duo Vianella(semo gente de borgata).JPGmusicale “I Vianella”. La collaborazione dura per circa dieci anni per poi ritornare alle rispettive carriere da solisti. Il vasto repertorio dei Vianella è legato fortemente alla canzone di Roma. Cantano in dialetto romanesco e celebrano la città eterna e le sue bellezze. Al duo si accosta Franco Califano, il quale comporrà i brani più significativi del loro repertorio. Semo gente de borgata è uno di questi. Forse quello più bello e il più significativo. Chi meglio di Califano, romano d’adozione, può dare voce al popolo romano e alla gente più umile e lavoratrice. Questa canzone è un piccolo inno che incoraggia e celebra il mondo dele borgate, il cuore pulsante di Roma. Califano si concentra sulla parola speranza e ci dice che in fondo “nun costa niente”. Perchè la speranza di sbarcare il lunario nessuno può comprarla ne tantomeno negarla. Cosa conta in realtà? Conta l’amore dei due protagonisti perchè è l’unica cosa di cui dispongono. Il futuro lo costruiscono con piccoli passi e con il sudore della fronte, ma soprattutto con quell’ottimismo tipico della saggezza popolare:“…er resto ariverà…”

 

1973 UN GRANDE AMORE E NIENTE PIU’ – PEPPINO DI CAPRI

 

“Solitudine e malinconia,

i soprammobili di casa mia…

qualche libro…una poesia…e sul piano una fotografia…

Io e te, un grande amore e niente più”

 

Primo posto e meritato successo per Peppino Di Capri al Festival di Sanremo del 1973. Il 45 giri, Un grande amore e amore e niente +.jpgniente più/Per favore non gridare ottiene ottimi risultati in termini di vendite, ma la prima posizione dei dischi più venduti vede il trionfo assoluto de “Il mio canto libero” di Lucio Battisti. Franco Califano racconta ancora una volta una bella storia d’amore, anzi una grande storia d’amore. E lo fa con la semplicità di sempre, fotografando le immagini più importanti di quell’amore. Un’anno prima Claudio Baglioni diede alla luce il suo capolavoro “Questo piccolo grande amore”. Anche Baglioni parla di una bella storia d’amore, anche se i protagonisti della vicenda sono più giovani. In entrambi i pezzi ricorrono le corse dei due verso un luogo caro, per Baglioni erano “affannate” e l’amore si faceva “giù al faro”, per Califano le corse sono “fin laggiù” per raggiungere una capanna segreta, scoperta dai protagonisti. Per evitare la censura Califano evitò frasi esplicite come fece Baglioni, e dovendo scrivere un brano sanremese e per il grande pubblicò, lascio a quest’ultimo il gusto della fantasia e dell’evocazione. Emblematica la chiusura del brano:“…dove tu mi dicesti vorrei…amore vorrei…stasera vorrei…”

 

“Una volta mi chiamò Peppino di Capri, mi disse che aveva bisogno di una canzone, scrivo con Claudio Mattone, la canzone apposta per Sanremo, come si fa nelle officine insomma e scrivemmo Un grande amore e niente più che vinse il primo posto, io non andai nemmeno a Sanremo come autore ma aspettai che lui vincesse per fargli i complimenti…”

 

 

1973 MINUETTO – MIA MARTINI


“È un’incognita ogni sera mia, un’attesa,

pari a un’agonia.

Troppe volte vorrei dirti no,

e poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho!

Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!

 

Singolo estivo di grande successo per Mia Martini nel luglio del 1973. In assoluto sarà il 45 giri più venduto della sua carriera. Sarà inserito nell’album “Il giorno dopo”. Dopo il trionfo al Festivalbar del 1972 con “Piccolo uomo”, Mia Martini bissa il-giorno-dopo.jpgil successo l’anno successivo proprio con Minuetto, a pari merito con la bella “Io domani” di Marcella. Collaborano con lei, Dario Baldan Bembo e Franco Califano. Ma del brano esisteva già una versione, scoperta solo molti anni dopo, di Luigi Albertelli, initolata “Salvami”. Fatto sta che la bellezza della musica aveva bisogno di un testo su misura. Come racconterà in seguito Califano, nessuno riuscì nell’impresa di comporre un testo importante e il suo nome fu fatto dopo molti tentativi non andati in porto. Il testo di Califano è un vero capolavoro, forse la sua vetta compositiva. La storia è quella di una donna che vive un amore tormentato per un uomo che non la tratta bene e che non sa cosa vuol dire amarla davvero. Califano parla di solitudine, di vuoto, di malinconia. Sono stati d’animo molto complessi che ti logorano nell’animo. Ma la protagonista giunge ad una conclusione e finalmente si ravvede:“…ora ammetto che la colpa forse è solo mia, avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato…”. E’ lo scatto d’orgoglio di una donna che ha capito i suoi sbagli e d’ora in avanti regalerà il suo amore a qualcuno che veramente saprà conquistarselo. Come sempre una Mimì meravigliosa e unica. Che sia la sua storia d’amore o quella di altri, lei è vera e commuovente nella sua interpretazione.

 

“…io stavo lì e aspettavo le richieste dei grandi cantanti di allora…faccio un esempio di una canzone richiestami dopo che a fare il testo erano stati tutti, nessuno era riuscito a fare il testo di questa canzone, alla fine si sono ricordati che c’era anche Califano a Milano, come ruota di scorta mi hanno chiamato all’ultimo, mi hanno fatto sentire questa musica, mi dicono che nessuno è riuscito a fare il testo, probabilmente è una musica destinata a rimanere tale, provavi tu! Io amo i concorsi…presi questa canzone e chiesi i testi di tutti gli altri colleghi e pseudo-tali, lessi tutti i testi, capii dov’era l’errore, io feci una cosa per conto mio e ci misi tre ore a scrivere Minuetto…prima di scriverla chiesi a lei quale fosse il momento che stava vivendo e lei mi raccontò questa storia tormentata che stava vivendo in quel momento…lei appena l’ha letta l’ha cantata piangendo e fu un clamoroso successo…”

 

1990 LA NEVICATA DEL 56 – MIA MARTINI

 

“…E zitta e zitta poi

La nevicata del ’56

Roma era tutta candida

Tutta pulita e lucida

Tu mi dici di sì l’hai più vista così

Che tempi quelli…”


La nevicata del ’56 è un brano del 1990, presentato da Mia Martini al Festival di Sanremo dello stesso anno. Inserito nella nevicata.jpgraccolta “La mia razza”. Grande successo per Mimì che ottiene per il secondo anno consecutivo il premio dell critica, nel 1989 se l’era aggiudicato con “Almeno tu nell’universo”. Ancora una collaborazione con Franco Califano, che dopo Minuetto, scrive un testo bellissimo ed intenso. Il tema dominante della canzone è la celebre nevicata del 1956, un evento incredibile e inatteso che coinvolse l’Italia in un inverno rigido e mai così innevato. Califano scrive il testo proprio per Mia Martini che nel 56 era una bambina. E rievoca con gli occhi di un narratore, quel periodo storico così bello, fatto di tanta speranza, di spensieratezza in cui la città di Roma era “candida, pulita e lucida” e …c’era posto pure per le favole…”. Ripensando a quei momenti cresce la nostalgia nell’animo della protagonista che ci ricorda:“che tempi quelli!”. E’ l’ennesima conferma del talento poetico di Califano, poi Mia Martini fa il resto e la canzone diventa quel capolavoro che tutti conosciamo.

 

Già in un articolo di kukuriku abbiamo parlato di questa canzone, questo il link per chi volesse leggerlo…

http://kukuriku.myblog.it/archive/2010/07/23/1956-dalla-nevicata-ai-bravi-ragazzi.html

 

FONTI: hitparadeitalia, wikipedia, La storia siamo noi di Giovanni Minoli, puntata intitolata FRANCO CALIFANO – LA LEGGENDA DEL TRASGRESSORE, testimania

Lug 23, 2010 - amarcord    1 Comment

1956…dalla NEVICATA ai BRAVI RAGAZZI

amarcord.jpgE’ la storia di un anno indimenticabile, è la nascita di una nuova generazione.  Le voci di Mia Martini e Miguel Bosè si intrecciano nel ricordo di una stagione simbolo dell’Italia del dopoguerra… 

…dalla nevicata…

Ci sono date che nessuno può dimenticare. E’ il caso dell’anno 1956. Anche la musica ha voluto omaggiare quell’indimenticabile stagione che ha aperto le porte del boom economico. Tutti ricorderanno un evento rarissimo nella storia del nostro Paese, una nevicata epica che ha attanagliato l’Italia per mesi nella morsa del gelo e del freddo polare. Franco Califano, a distanza di trent’anni, pensò di raccontare quella famosa nevicata in una canzone, dal titolo “La nevicata del 56“. Il brano, fortemente nostalgico, ricorda quel periodo con le immagini di una Roma nevicata56.jpgcandida…pulita…lucida“, attraverso gli occhi di una ragazza. Califano scelse di affidare l’interpretazione della canzone a Gabriella Ferri, voce e cuore di Roma, ma alla fine fu un altra cantante ad inciderla. Mia Martini era proprio l’interprete ideale per rievocare quella incredibile nevicata, tanto che Califano e Carla Vistarini, anch’essa autrice del brano, riadattarono il testo e lo cucirono addosso ad una Mia Martini che nel 56 era poco più che una bambina. La canzone piacque molto alla cantante che ne fornì un’interpretazione fantastica. L’eleganza e lo stile Martini uniti al fascino di quella Roma imbiancata contribuiscono al successo della canzone. Fu presentata al Sanremo del 1990. Seconda apparizione consecutiva di Mia Martini dopo il rilancio dell’anno precedente con “Almeno tu nell’universo“. Inserita nella raccolta “La mia razza“, non fu particolatmente fortunata nevicata56roma.jpgdal punto di vista discografico ma ottenne grandi consensi dalla Crtica che le assegnò per la terza volta il premio. Fu una grande gioia per la cantante calabrese, era l’ennesimo riconoscimento di un talento unico e inimitabile. Anche se Mia Martini avrebbe voluto come compagno sul palco del Palafiori (il Festival di quell’anno si sposta ad Arma di Taggia, Sanremo rimane comunque il marchio della manifestazione) Charles Aznavour:”Avrei voluto come compagno, in occasione del festival, Charles Aznavour. ‘La nevicata del ‘56’ avrebbe acquistato un altro tono ma … non è dato agli artisti scegliere il loro partner straniero. In ogni caso, dopo anni difficili, ho riscoperto la gioia di vivere e di cantare. Grazie a tutti di cuore!’ (da chezmimi.it)

…ai Bravi ragazzi… 

Non fu solo l’anno della neve e del gelo, ma anche l’anno di nascita di una nuova generazione. Anzi, quella nevicata ha sancito ufficialmente la nascita di quei “poeti”, di quei “bravi ragazzi” che saranno il motore degli anni 80 e i protagonisti di un’epoca incredibile. A omaggiare quella famosa classe ’56 ci ha pensato un’icona degli anni 80 che ha riscosso un grandissimo successo proprio in quegli anni. Stiamo parlando di Miguel Bosè. Anch’egli classe 56, anch’braviragazzi.jpgegli giovane degli anni 80 alla ricerca di una propria identità e simbolo di quella determinata generazione. Nel 1982, Bosè pubblica in Italia un album fortunatissimo, intitolato “Bravi ragazzi- I grandi successi di Miguel Bosè“, con l’adattamento italiano dei suoi successi. Il titolo prende il nome dalla canzone “Bravi ragazzi“, pubblicata anche come singolo e famosa già nella versione spagnola come “Bravo muchachos“. Il successo è clamoroso. In Italia come in altri Paesi scoppia la Bosè mania, vince persino il Festivalbar di quell’anno. I giovani si riconoscono in questo inno generazionale. E soprattutto quei giovani del 1956 a cui Bosè dedica la canzone:”Bravi ragazzi siamo amici miei tutti poeti noi del ’56…” e a cui ricorda di essere figli di quell’evento incredibile che abbiamo raccontato in precedenza:” Noi siamo altrove lontani chissa’ dove venuti da un lungo MiguelBoseBravoMuchachos7inSPA.jpginverno direttamente all’inferno“. Morra e Fabrizio, autori della versione italiana del brano, giocano con la parole inverno-inferno ricordando innanzitutto la nevicata del 56 ma, cosa più importante, spostano l’accento sulle difficoltà di un’intera generazione in lotta con se stessa e con il mondo. Se Mogol circa vent’anni prima aveva scritto “Ma che colpa abbiamo noi” qui si ritraggono i ragazzi come “poveri Cristi“, riproponendo quella stessa operazione geniale che compì il maestro Mogol, enfatizzando e caricando l’immagine di una generazione vittima del suo tempo e in bilico:”la vita e’ solo acrobazia…camminiamo sul filo nel cielo..” Nonostante il testo lasci intendere una certa rassegnazione e una sfiducia totale in un possibile cambiamento, la canzone ha rappresentato l’esatto contrario. Bosè parla ai giovani ricordando loro che “il futuro è qualche metro più in là…cerco soltanto la mia via“. E’ lo scatto d’orgoglio e la voglia di arrivare che contraddistingueranno tutti gli anni 80.

Lug 4, 2010 - sport    1 Comment

Storie di Calcio

3 marzo 2010
Amichevole
Germania – Argentina 0-1

100760_news.jpgNella conferenza stampa post partita era prevista la presenza contemporanea proprio di Maradona e di Muller, che debuttava proprio in quella gara.

Thomas Muller,  giovane  di 20 anni si era messo in forte evidenza nelle nazionali giovanali e stava divenendo un punto fermo dell’attacco del Bayern Monaco. Probabilmente Diego Armando Maradona non lo conosceva o probabilmente la sua superbia, dopo il successo in terra tedesca, era arrivata alle stelle.

Fatto sta che nella conferenza stampa di quell’incontro, davanti agli occhi increduli di Muller, il ct argentino si rifiutò di rispondere ai giornalisti in sua presenza, asserendo:

“Non è normale che faccio la mia conferenza con un raccattapalle..”
“Sono abituato a star da solo sul palco..”

 

 

3 luglio 2010
Quarti di finale, World Cup 2010
Germania – Argentina 4-0


Muller, protagonista dell’incontro segna il primo gol e inventa letteralmente il secondo. Per l’Argentina una delle peggiori sconfitte della sua storia, per Thomas Muller, un incontro che lo immortala nella storia della Coppa del Mondo.

Nella conferenza stampa post partita, Diego Armando Maradona, ancora solo sul palco,  come lui preferisce, a commentare, probabilmente, l’ultima partita della sua gestione in nazionale.

 

 

 

Giu 30, 2010 - amarcord    No Comments

DIANA E CAROL…gli amori in musica di Paul Anka e Neil Sedaka

amarcord.jpgAnka e Sedaka divennero i primi teen idol della musica mondiale con due hit celebri dedicate alle donne amate durante la loro adolescenza. Un omaggio della nostra rubrica a distanza di mezzo secolo…

Quando l’amore diventa poesia. Questo in sintesi il motivo principale del nostro articolo amarcord di oggi. Solo che Massimo Ranieri e Orietta Berti non c’entrano nulla. C’entrano l’amore e la paul anka.jpgpoesia. E quando amore e poesia entrano in contatto nascono delle belle canzoni d’amore. Ne sanno qualcosa due grandi cantanti di fine anni 50, per certi versi molto simili, stiamo parlando di Paul Anka e Neil Sedaka. Il successo per loro arriverà molto presto. Meno che ventenni, balzeranno in testa alle classifiche di mezzo mondo. La carta vincente è la loro giovinezza. I giovani hanno voglia di rispecchiarsi nei loro coetanei più famosi. Le loro inscurezze e i loro problemi adolescenziali sono gli stessi dei giovani Anka e neil.jpgSedaka. Se i due cantanti piangono e si disperano per le donne che amano, milioni di giovani si riconoscono nei loro amori tormentati e, cosa più importante, vendono i dischi. Diana e Carol, sono le donne in questione, ma anche i titoli delle canzoni. Come nella migliore tradizione stilnovista, la donna angelica è al centro dell’universo maschile, è a lei che si dedicano canti e versi. La storia di Diana è molto curiosa.

  • Diana

Paul Anka, figlio di immigrati libanesi stabilitosi in Canada, dimostra sin da bambino ottime doti canore e compositive. La Abc Paramount decide di lanciarlo come teen idol e lo produce con la canzone “Diana“, nel 1957. L’arrangiamento del fortunato singolo, si basava sul calypso, una derivazione del cha-cha-cha. Il testo invece era la preghiera di un giovane innamorato nei confronti di una ragazza poco più grande, di nome appunto Diana. L’elemento diana.jpgautobiografico è pregnante. Paul si era preso una cotta per una certa Diana, “la vedevo ogni tanto in chiesa, alle funzioni, lei aveva vent’anni e io ne avevo quindici, e in più proprio non ne voleva sapere di me, peggio di così non poteva andare” ricorda il cantante. Il destino vuole che Diana Ayoub, questo il vero nome, diventi la baby sitter dei fratelli più piccoli di Paul. Da quel giorno l’amore di Paul per la bella Diana diventò ancora più grande. L’argomento della canzone, ossia l’amore per una ragazza più grande, poteva apparire scabroso per gli anni in cui uscì la canzone. Ma non fu così. Quell’incertezza generazionale del giovane Anka ricordava tanto le vicende del “giovane Holden” di Salinger alle prese con l’altro sesso, specialmente quando la donna è più grande e l’approccio è molto più complicato. La canzone avrà un successo clamoroso. Anka diventa la prima vera star musicale adolescente, lDiana Dutch.JPGa sua voce è aggressiva ma allo stesso tempo insicura, è il mix giusto che piace ai teenager, che finalmente si riconoscono in un coetaneo e non per forza in un padre o in uno zio. La semplice canzone d’amore c’entra l’obiettivo e nell’immaginario collettivo fanno il loro ingresso fragoroso queste giovanissime fanciulle belle e impossibili che fanno dannare gli uomini. Paul Anka venderà oltre nove milioni di copie in tutto il mondo. Addirittura primo nella Top Chart di Stati Uniti e Gran Bretagna. Se Diana ha fatto perdere la testa di Paul, Carol non sarà da meno.

  • Carol

Neil Sedaka, cantante e compositore americano di chiare origini ebree, il mome infatti deriva dalla parola “tzedaka” che sta a significare “carità“, riscuoterà un successo impressionante in Italia nei oh carol.jpgprimi anni 60 con la rivisitazione nostrana di alcuni successi del suo repertorio. Ricordiamo su tutte “Esagerata” (“Little devil“), “Il re dei pagliacci” (“king of clowns“) “I tuoi capricci” (“Look inside your heart“). Ma anche Neil trovò il successo molto giovane, era il 1958, aveva appena 19 anni, quando incise il pezzo “Oh! Carol”. La canzone è chiaramente ispirata dall’amore per la compagna del liceo, una certa Carole Klein. Una ragazza molto affascinante, dai capelli biondi eohcarol.jpg magra. Anche qui, come nell’amore di Paul per Diana, c’è una dichiarazione d’amore del cantante alla propria amata. Le parole sono eloquenti, emblematica la frase:” But if you leave me, I will surely die“, in italiano “se tu mi lasci sicuramente morirei”. La musica di Oh Carol risente molto dell’esperienza di Sedaka con i Tokens, gruppo statunitense molto legato al doo wop. E’ lampante l’uso del coro a cappella che traina il testo per tutta la durata del brano. E’ la vera forza della canzone e il suo marchio di fabbrica. Anche Sedaka, dunque, si proporrà come nuovo esponente delle “girl-friend songs” e il successo della canzone gli darà ragione. Quell’amica della scuola che ha tanto amato, carolking.jpgdiventerà una grande cantante con il nome di Carol King (nella foto a lato). Alcuni anni dopo, nel 1963, la King decise di dedicare una canzone di risposta al vecchio fidanzato con il titolo “Oh! Neal“. Una classica “answer song” o “answer record” come nella migliore tradizione americana. Solo che la King propone una versione in chiave ironica, quasi parodistica del brano di Sedaka. E’ evidente il rapporto di confidenza tra i due, che dopo quella relazione giovanile, rimarranno grandi amici. Riascoltiamo insieme queste due hit fortunatissime. Entrambe molto piacevoli e orecchiabili. Anche a distanza di mezzo secolo, rimangono impresse e vive nella memoria collettiva e ci ricordano che i grandi pezzi non tramontano mai!

  • Curiosità

Prima di Paul Anka, l’attore italiano Antonio De Curtis, per tutti Totò, aveva inciso nel 1951 una canzone memorabile intitolata “Malafemmena”, dedicata ad un altra Diana, sua moglie.

A testimonianza del grande successo di Neil Sedaka in Italia, il bravissimo Massimo Ranieri (un teen idol alla Sedaka, anche se arrivò al successo nel 1966), racconterà che “Il re dei pagliacci” fu il primo disco che riuscì a comprare con i soldi guadagnati dalle serate in pubblico.

 

Da You tube, il video di Paul Anka in “Diana”, Neil Sedaka in “Oh! Carol”.

 

Giu 26, 2010 - cinema e tv    1 Comment

The Twilight Saga – Eclipse

eclipse.jpgUna serie di misteriosi omicidi consumati nella città di Seattle mette in allerta i Cullen. Bella si trova di nuovo in pericolo. Victoria è vicina ed è intenzionata a vendicarsi della morte del fidanzato James, ucciso dagli stessi Cullen, e per farlo ha creato un esercito di vampiri. Lo scontro è inevitabile. Intanto Bella è costretta a scegliere tra il suo amore per il bel vampiro Edward e l’amicizia che la lega al licantropo Jacob; una scelta che sa potrebbe riaccendere l’antica lotta tra vampiri e licantropi. Nonostante questo, prima di diplomarsi Bella dovrà prendere un’altra decisione, la decisione più importante della sua vita…

A pochi giorni dall’uscita del terzo capitolo della saga creata dalla scrittrice Stephenie Meyer, l’attesa cresce in modo esponenziale per ritrovare sul grande schermo i protagonisti di questa storia tanto surreale, quanto autentica. Il 30 giugno nelle sale cinematografiche italiane verrà finalmente proiettato Eclipse. Twilighters di tutta Italia, l’attesa è quasi finita!!!

 

Valentina

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