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23/11/2010

LA STORIA DI LADY JANE...dai Rolling Stones ai New Dada...

 

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L'ORIGINALE

 

Lady Jane è un brano dei Rolling Stones del 1966. Fu scritto da Mick Jagger e Keith Richards e pubblicato in Inghilterra aftermath.jpgnell'Aprile del 1966 nell'album "Aftermath". Un album che riscuote grande successo in patria, dove mantiene saldamente la prima posizione degli album più venduti per ben otto settimane, ma anche in America, dove ottiene il disco di platino. All'interno di questo lavoro, troviamo tutte canzoni scritte e musicate dal duo Jagger-Richards ma la vera particolarità dell'album è opera del chitarrista Brian Jones (nella foto sulla destra; lascerà i Rolling Stones nel 1969, morirà prematuramente all'età di ventisette anni in circostanze ancora non chiare), il quale, sperimenta l'uso di nuovibrian jones.jpg strumenti musicali, come il sitar (strumento musicale a corde di orgine indiana dal particolare timbro vibrante) e il dulcimer,( strumento musicale, sempre a corde, di origine persiana, dal latino dolce suono), colonna portante del nostro brano. Lady Jane è la canzone più importante dell'album, sia dal punto di vista musicale, ma soprattutto da quello stilistico. E' un brano davvero elegante che esprime una dolcezza unica. La musica del dulcimer e le bellissime melodie fanno di Lady Jane un vero capolavoro.

 

 

 

 

CHI E' LADY JANE?

Non è ancora stata accertata l'effettiva identità di Lady Jane. Ad ogni modo, il testo, in prima persona, esprime un messaggio d'amore, quasi una lettera dai sapori stilnovistici nei confronti di questa donna amata a cui il protagonista offre tutto se stesso:

 

My sweet Lady Jane
When I see you again
Your servant am I
And will humbly remain



Mia dolce Signora Jane
Quando ti vedrò di nuovo
Sarò il tuo servo
E resterò umilmente

 

L'ipotesi più accreditata, fa risalire l'identità di  Lady Jane a tale Lady Jane Grey (nel ritratto sulla destra), non un personaggio di fantasia ma un personaggio storico legato alla Corona inglese. Nipote di Maria Tudor e pronipote di Enrico VIII. Viene ladyjane.jpgnominata regina d'Inghilterra dopo la morte a soli sedici anni del figlio di Enrico VIII, Edoardo VI. Mantiene la carica solo per nove giorni, in quanto viene deposta da Maria I d'Inghilterra, sua cugina, che la condanna a morte all'età di diciassette anni. Una storia incredibile, quella di Lady Jane, vittima dei complotti politici orditi dalla sua famiglia che la pone su un trono che lei stessa non desidera, ma convinta di doverlo fare per preservare la fede anglicana nel Paese. Ma potrebbe trattarsi anche di un altro personaggio storico, un altra donna, Jane Seymour (nel ritratto sulla sinistra), terza moglie di Enrico VIII, fino jane seymour.jpgalla sua morte. Ad avvolorare questa ipotesi alcune coincidenze con il testo della canzone, dove vengono appunto menzionate due donne, oltre alla protagonista, tale "Anne", che ricorda Anna Bolena, moglie di Enrico VIII e tale "Marie", che ricorda Maria Bolena, altra amante del re nonchè nipote di Anna. Secondo alcuni critici musicali la canzone non si riferisce ad una donna ma esprime l'amore per la marijuana (la signora Jane viene chiamata dal protagonista anche Marie, quindi il gioco fonico Marie Jane/ Marijuana), per altri il nome Lady Jane rappresenta uno slang inglese per definire la cocaina o ancora i genitali femminili.


LA COVER

La cover italiana di Lady Jane, è opera dei New Dada, storico gruppo beat nato agli inizi degli anni sessanta ed esploso tra il 1964 e il 1967, anni in cui ottiente un grande successo discografico. Viene inserito nel 45 giri "Lady Jane/ 15° frustata" del 1967 prodotto new dada lady jane.jpegdall'etichetta milanese Bluebell. Con questo brano, i New Dada vincono persino un ambito riconoscimento di quegli anni: un disco giallo a Bandiera gialla, storica trasmissione radiofonica firmata Arbore-Boncompagni che decretava, attraverso una giuria di soli giovani, le migliori canzoni della settimana. Ad occuparsi del testo è il tastierista della band, Ferry Sansoni, il quale scrive le parole della canzone di notte in un albergo di Roma, Il Grand Hotel Re
gina di Via Veneto, dopo aver partecipato ad una registrazione televisiva (dati tratti dmaurizioarcieri.jpga muiscaememoria.com) La musica originale è talmente bella che non ha bisogno di modifiche particolari. L'arrangiamento rimane identico e il testo, scritto da Ferry, è pronto per diventare musica ed essere intonato dalla bellissima voce di Maurizio Arcieri (nella foto sulla destra, voce e leader del gruppo, da cui si scioglierà per tentare la carriera da solista come "Maurizio dei New Dada", inciderà a sua volta una nuova versione di Lady Jane nel 1967). Il testo esprime lo stesso amore viscerale presente nella versione originale, il protagonista non teme addirittura la morte e ci dice:"la parola fine per me non esiste", per poi dedicare la sua vita al suo amore eterno:

 

 

 

la luce che vedo
sul dolce tuo viso
in questi momenti
mi e' tanto vicina
adesso mi darà
la forza di morir
morire per lady jane

 

 

 

 

20/11/2010

THE TURTLES...ELENORE

amarcord.jpg

 

* THE BATTLE OF THE BANDS *

 

Elenore è una canzone del 1968 del gruppo pop-rock americano dei Turtles. Fu inclusa nel loro quinto album "The Turtles present The Battle of the Bands" (I Turtles presentano la battaglia delle bands) e fu prodotto dalla loro casa discografica, la "White Whale records". La particolarità di questo album è quello di essere un "concept album", ossia un album che esprime un idea unitaria, un tema dominante. L'idea dei Turtles, era quella di interpretare vari gruppi con differenti stili musicali, dalla musica psichedelica, all'hard rock, alla surf music (musica legata alla cultura surf dei primi anni 60), alla bluegrass music (musica americana che rappresenta un sottogenere della musica country), al doo wop, al rock stesso. La copertina esterna dell'album mostrava appunto il gruppo in abiti eleganti da sera pronti ad aprire il sipario alle diverse band, che non sono altro che loro in abiti sempre nuovi e divertenti.

 

battle of the bands.jpg

La copertina di "The Turtles present The battle of the bands"

 

 

* ELENORE...E PENSARE CHE ERA UNO SCHERZO... *

 

La casa discografica era, in realtà, una "one-artist label", produceva unicamente i Turtles, e dopo il grandissimo successo del 1967, con "Happy Together", spingeva il gruppo a riproporre un brano all'altezza della sua hit precedente. La band, invece, aveva bisogno di diversificare la propria produzione musicale, sperimentando nuove forme di pop-rock e lavorò contro voglia al nuovo progetto discografico. Alla fine i Turtles decisero di fare una nuova Happy Together e nacque la nostra Elenore. Per indispettire la White Whale, la band pensò bene di incidere una versione modificata e umoristica di quel singolo così fortunato che tanta notorietà gli aveva regalato. Elenore nacque dunque come una satira di quel loro grande successo. Fu, paradossalmente, una parodia di se stessi, che in fin dei conti era una presa in giro di chi li aveva prodotti e aveva creduto in loro. Ma i risultati di questa operazione così particolare, furono davvero inaspettati e come vedremo clamorosi. Vediamo alcune parti del testo che contengono parole e frasi volutamente sotto forma di clichée e di provocazione, messe lì senza criterio:

 

Your looks intoxicate me

Il tuo aspetto mi inebria   

Even though your folks hate me

Anche se la tua famiglia mi odia   

There's no-one like you Elenore really

Non c'è nessuno come te Elenore davvero  

Gee, I think you're swell

Accidenti penso che tu sia magnifica

And you really do me well

E tu mi fai stare davvero bene   

You're my pride and joy, et cetera

Tu sei il mio orgoglio e gioia, et cetera

 

Come simbolo di tutti questi stereotipi amorosi che si trovano in quel tipo di bubblegum pop, c'è quel et cetera, davvero emblematico. Come per dire, il resto aggiungetelo voi, tanto sono tutte frasi fatte. La proposta è davvero provocatoria e spiazzante. Come sarà recepita dalla casa discografica? Ascoltiamo le parole dello stesso Howard Kaylan, voce e simbolo dei Turtles, (dalle note dell'Antologia Solid Zinc):

 

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Mark Volman e Howard Kaylan, volti storici dei Turtles


"...Elenore era una parodia di Happy Together, non era stata progettata come una semplice canzone. Essa rappresentava una lettera contro l'amore indirizzata alla White Whale, constantemente alle nostre spalle per produrre loro una nuova Happy Together. Così io diedi loro una versione distorta. Non solo con gli accordi cambiati, ma con tutte quelle bizzarre parole. La mia sensazione era che una volta ascoltata quella canzone strana e stupida ci avrebbero lasciato in pace. Ma loro non capirono lo scherzo. Pensavano che fosse un bel pezzo. Sinceramente, tuttavia, la mesa in scena di Elenore era davvero ottima. Liricamente o no, il suono della cosa era così positivo che funzionò. Certamente mi sorsprese".

 

* IL SUCCESSO DISCOGRAFICO *

 

turtles'elenore.jpg
La copertina del 33 giri di Elenore

 

Veramente incredibile. Un motivetto buttato lì tanto per provocazione viene ritenuto un singolo pronto per il mercato. Elenore viene incisa nel Settembre del 1968 ed ha subito un grande successo di vendite. Raggiunge
il sesto posto nella Billboard Hot 100 americana, contro ogni previsione, il settimo posto nella Uk single charts, addirittura prima in Nuova Zelanda. E' il successo di Elenore ma anche la conferma del loro talento. The battle of the bands è la prova che i Turtles sono artisti camaleontici, capaci di proporre musica alternativa e melodie meravigliose. Elenore, non è una canzonetta, ma è una canzone pop davvero eccellente. E in quel pop anni 60 loro si inseriscono alla grande, dimostrando, doppo la loro prima hit mondiale, di sapersi confermare nel difficle panorama musicale di fine anni 60. Peccato che il loro talento sia stato spesso sottovalutato da produttori e critici. Grandissimo invece l'affetto del pubblico che li segue da più di quarant'anni.

 

 

Tratto da Dailymotion alice, i Turtles si esibiscono in Elenore

 

 

* LA COVER DI MORANDI *

 

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Il 45 giri di Gianni Morandi prodotto dalla Rca

 

In Italia, la cover di Elenore riscuote un successo altrettanto clamoroso, se non maggiore. Ad occuparsi del testo l'amico e autore di Gianni Morandi, il bravissimo Franco Migliacci. Non si tratta di una cover adulterata, Migliacci infatti, decide di non stravolgere l'originale dei Turtles. Anche qui il protagonista "muore" per amore della sua donna e combatte per difenderlo.  Morandi stravince la Canzonissima del 1968. Una Canzonissima da record se consideriamo le cifre: 12 milioni di biglietti venduti, circa 20 milioni di cartoline voto. Un montepremi di 1 miliardo e 600 milioni. Vinse Gianni Morandi con questa canzone con una "pioggia" di cartoline: 1.701.710 contro le 836.629 ricevute da Claudio Villa arrivato 2°. Presentava quell'edizione questo trio: Mina-Walter Chiari-Paolo Panelli (dati da hitparadeitalia). L'anno successivo Morandi bisserà il successo con la canzone "Ma chi se ne importa"


 

17/11/2010

LE CANZONI SCRITTE DA FRANCO CALIFANO...il poeta dei sentimenti umani

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califano.jpg

La musica è da sempre il motore della nostra esistenza. Vivere senza di essa è impossibile. Quando la musica incontra la poesia, nascono dei capolavori. Perchè la musica, anche sola, è bellissima, poi accade che incontra il testo giusto e da quel preciso istante non esisteranno mai più l'una senza l'altro. Grandissimi artisti della musica italiana devono il loro successo anche agli autori, o meglio ai poeti che hanno scritto per loro parole indimenticabili. E' stato così per le coppie d'oro della nostra canzone, da Celentano-Bella a Morandi-Migliacci a Battisti-Mogol. Ci sono altri autori che hanno dedicato il loro lavoro alla musica di diversi artisti, magari meno pubblicizzati o sottaciuti, come il grande Franco Califano. Le più belle pagscrivere.pngine della musica italiana sono state scritte da lui. Le canzoni più belle, quelle che più amiamo, portano la firma del "Maestro", come viene chiamato nell'ambiente musicale. Vogliamo omaggiare l'opera di Califano ripercorrendo brevemente le tappe fondamentali della sua florida carriera di autore, un ruolo che ha rivestito con grande successo per cinquant'anni, con circa 1000 canzoni all'attivo. Ovviamente ne citeremo solo alcune, che riteniamo, da un punto di vista prettamente personale, le sue più belle produzioni.

 

1964 DA MOLTO LONTANO - EDORADO VIANELLO

 

"Anche se sono dall'altra parte del mondo, io ti amo..io ti amo...

e un'eco della terra ti porterà le mie parole, le mie canzoni d'amore"

 

E' la prima canzone scritta da Franco Calfano che esordisce come autore di canzoni. Brano inserito nel 45 giri Da molto lontano/Le tue nozze pubblicato dall'Rca nel 1964. Gli arrangiamenti unici del disco sono firmati Ennio Morricone, è sua l'idea Da molto lontano.jpgdi quel piano che suona incalzante nell'intro del brano. Il tema della canzone è l'amore di un uomo per una donna divisi dalla lontananza. Ma il destino ha riservato loro un finale inatteso, presto i due si rincontreranno e potranno coronare il loro sogno d'amore. Califano decide per un testo molto semplice ma efficace. Spinge l'ascoltatore a concentrarsi su due immagini fortemente evocative, la voce e i passi. La voce è quella dell'anima del protagonista che urla da lontano il suo amore, i passi sono quelli di un uomo che è pronto a tornare dalla sua donna. Ancora una volta Vianello dimostra le sue capacità di cantante multiforme. Nonostante il successo clamoroso ottenuto con il repertorio allegro e spensierato delle canzonette, non rinuncia ad interpretare canzoni melodiche e sentimentali, garantendosi i complimenti della critica e il benvolere del pubblico. E' certamente il beniamino dei giovani quando canta "Guarda come donodolo" ma è anche il cantore dei sentimenti più nobili quando commuove con "O mio Signore"

 

"Io prima facevo il poeta ma ho capito da subito che di poesia si muore di fame, per cui ho trasportato le mie poesie in testi musicali e ho scritto Da molto lontano, canzone portata al successo da Vianello..."

 

1965 E LA CHIAMANO ESTATE - BRUNO MARTINO

 

"E la chiamano estate, questa estate senza te,

ma non sanno che vivo ricordando sempre te"


Dalla melodia alla musica d'autore. Un passo importante per Califano che si avvicina al gusto jazz di Bruno Martino. Il 45 giri E la chiamano estate/La ragazza di Ipanema esce dalle sale di incisione nel 1965. Bruno Martino si dedica alla martino.jpgcanzone con gandi risultati dopo aver composto e scritto musica per diversi artisti. Il suo talento di musicista e di pianista innanzitutto lo aiutano nella proposta canora. E' lui ad adattarsi alla musica, è lei la parte più importante della produzione. Con quel piglio da crooner consumato, bagaglio di tanti anni di night club, si era incontrato con l'amico Califano e la loro esperienza comune fu determinante per la stesura del testo. Dovendo proporre un testo misurato, e dovendo rispondere, soprattutto, ad una musica raffinata, Califano si concentra sul tema amoroso della canzone con stile ed eleganza. Il protagonista non può vivere senza la donna che ama e allora il mondo che lo circonda non ha più alcun significato. Come canterà Massimo Ranieri in Momento del 1971 (lato b di Via del Conservatorio): "...Cos'è una rosa senza chi la coglierà...cos'è un'artista senza fantasia...?" ma soprattutto, ci dice Califano, cos'è l'estate senza la donna che amo? Praticamente non esiste. Addirittura il profumo del mare è scomparso, e quella notte fatta per amare, come amava cantare Sedaka, è solo un lontano ricordo.

"La prima canzone che scrissi a Milano era E la chiamano estate portata al successo magistralmente da Bruno Martino"

 

1967 LA MUSICA E' FINITA - ORNELLA VANONI

 

"...la musica è finita, gli amici se ne vanno,

e tu mi lasci sola più di prima.

Un minuto è lungo da morire...

se non è vissuto insieme a te"

 

Forse il primo grande capolavoro di Califano. Ma è anche il capolavoro di un'interprete eccezionale e di un compositore unico: stiamo parlando di Ornella Vanoni e Umberto Bindi. La musica è finita viene presentata al Festival di Sanremo del vanoni.jpg1967, funestato dalla morte di Luigi Tenco, molto amico dello stesso Califano. La canzone cantanta in coppia con il giovane Mario Guarnera, raggiunge il quarto posto in classifica generale ma al di fuori dell'Ariston stenta a decollare. L'impostazione musicale molto classica, soprattutto in quell'introduzione orchestrale quasi sinfonica, conferisce un fascino particolare alla canzone. Peccato che nei successivi 33 giri l'introduzione sarà eliminata rispondendo ad una visione commerciale che quasi mai, preserva il gusto e l'eccellenza. Bindi ha composto una musica elegante e raffinata, impreziosita dalla voce inconfondibile di Ornella Vanoni. Tutte le successive interpretazioni del brano si confronteranno con un originale impareggiabile. Ne esiste addirittura una versione in inglese, "Our Song" di Robert Plant. Califano collabora, in questa occasione, con un altro autore di talento, Nicola Salerno, in arte Nisa, già grande collaboratore di Renato Carosone, da aggiungere a quelle coppie d'oro della musica italiana sopra citate. Il compito non è affatto facile. La musica ha bisogno di un testo preciso. Si canta l'amore di una donna per un uomo, ma è una relazione tormentata e la protagonista soffre il distacco e la freddezza di questo rapporto. Le parole sono perfette e le frasi sono quelle che lasciano il segno nella storia della musica e della poesia:" un minuto è lungo da morire se non è vissuto insieme a te...".

 

"...Ho continuato a scrivere per altri...è nata La musica è finita, canzone che è stata assegnata a Ornella Vanoni, la musica è di Bindi"

 

1969 UNA RAGIONE DI PIU' - ORNELLA VANONI

 

"...Sei tu...quella ragione di più.

Mi hai chiesto, talmente tanto.

Io, non ho più niente per te.

Ti amo, tu non sai quanto."

 

Una ragione di piùragione.jpg viene pubblicata nel 1969. Ancora una collaborazione tra Ornella Vanoni e Franco Califano, l'intesa è ottima e i due tornano volentieri a lavorare insieme. Tanto più che questa volta, la Vanoni interviene nella stesura del testo e debutta come cantautrice. Autore d'eccezione per la musica del brano è il bravissimo e compianto Mino Reitano, in una delle sue opere migliori. La musica si adatta alle doti canore dell'interprete. E la Vanoni con grande stile, passa dal canto soave e seducente al canto grintoso e determinato di una donna che ha in pugno la relazione sentimentale e non cede, almeno subito, alla volontà del suo cuore. Perchè quella ragione di più, è il suo uomo e lei non può far altro che ritornare da lui. I coautori Califano-Vanoni cercano delle immagini forti ed evocative. La donna "ama da morire" il silenzio del suo uomo perchè non la lascia andare via. Cosa c'è di più emblematico ed esplicito di un silenzio? E poi arriva la richiesta d'aiuto dell'uomo, che assomoglia molto ad una dichiarazione d'amore:"non lasciarmi solo", è una richiesta a cui non si può voltare le spalle.

 

1972 QUESTO NOSTRO GRANDE AMORE - FRED BONGUSTO

 

"questo nostro grande amore,

un mese fa, non era niente...

ma poi, io mi fermai...

un abbraccio mi inventai"

 

Brano di Fred Bongusto del 1972, inciso per la Ri-Fi. Fa parte del 45 giri Questo nostro grande amore/O Primmo treno. Lo scheda_bongugrandeamore1web.jpgstile della canzone è molto simile al brano di Bruno Martino. Se lì, però, la musica dominava il testo, in questo caso il testo è la parte più importante della produzione. Non a caso viene scelto Franco Califano per comporlo. Il tema è nuovamente quello amoroso. Un uomo si rivolge alla donna che ama e le ricorda come si sono conosciuti, come è riuscito a conquistarla. Califano scrive una sceneggiatura più che un semplice testo. I ricordi del protagonista sono talmente vividi che ci sembra di vedere la scena di un film muto: lui la incontra, c'è una passeggiata, poi un forte abbraccio e scocca la scintilla. Le sequenze di questa scena cinematografica sono le stesse della  "Lontananza" di Domenico Modugno dove il protagonista racconta il camminare insieme per una strada, un abbraccio e il bacio finale, anche se qui i ricordi fanno male, sono ferite ancora aperte. Califano invece, sottolinea che i ricordi sono piacevoli e l'amore è qualcosa di concreto e indissolubile, "...è la realtà per tutt'e due..."

"Ho scritto per Fred Bongusto, Questo nostro grande amore, canzone non dimenticata ma non ripresa mai..."

 

1972 SEMO GENTE DE BORGATA - I VIANELLA

 

Core mio,core mio...

la speranza nun costa gnente...

se potrebbe sta' pure mejo. ma che voi fa'...

per ora ce stai tu...er resto arivera'...

 

33 giri fortunato del 1972. Grande successo per la coppia Edorado Vianello-Wilma Goich, compagni di vita e di lavoro. All'inizio degli anni 70 i due artisti decidono di fondare una nuova casa discografica, chiamata Apollo e fondano il duo Vianella(semo gente de borgata).JPGmusicale "I Vianella". La collaborazione dura per circa dieci anni per poi ritornare alle rispettive carriere da solisti. Il vasto repertorio dei Vianella è legato fortemente alla canzone di Roma. Cantano in dialetto romanesco e celebrano la città eterna e le sue bellezze. Al duo si accosta Franco Califano, il quale comporrà i brani più significativi del loro repertorio. Semo gente de borgata è uno di questi. Forse quello più bello e il più significativo. Chi meglio di Califano, romano d'adozione, può dare voce al popolo romano e alla gente più umile e lavoratrice. Questa canzone è un piccolo inno che incoraggia e celebra il mondo dele borgate, il cuore pulsante di Roma. Califano si concentra sulla parola speranza e ci dice che in fondo "nun costa niente". Perchè la speranza di sbarcare il lunario nessuno può comprarla ne tantomeno negarla. Cosa conta in realtà? Conta l'amore dei due protagonisti perchè è l'unica cosa di cui dispongono. Il futuro lo costruiscono con piccoli passi e con il sudore della fronte, ma soprattutto con quell'ottimismo tipico della saggezza popolare:"...er resto ariverà..."

 

1973 UN GRANDE AMORE E NIENTE PIU' - PEPPINO DI CAPRI

 

"Solitudine e malinconia,

i soprammobili di casa mia...

qualche libro...una poesia...e sul piano una fotografia...

Io e te, un grande amore e niente più"

 

Primo posto e meritato successo per Peppino Di Capri al Festival di Sanremo del 1973. Il 45 giri, Un grande amore e amore e niente +.jpgniente più/Per favore non gridare ottiene ottimi risultati in termini di vendite, ma la prima posizione dei dischi più venduti vede il trionfo assoluto de "Il mio canto libero" di Lucio Battisti. Franco Califano racconta ancora una volta una bella storia d'amore, anzi una grande storia d'amore. E lo fa con la semplicità di sempre, fotografando le immagini più importanti di quell'amore. Un'anno prima Claudio Baglioni diede alla luce il suo capolavoro "Questo piccolo grande amore". Anche Baglioni parla di una bella storia d'amore, anche se i protagonisti della vicenda sono più giovani. In entrambi i pezzi ricorrono le corse dei due verso un luogo caro, per Baglioni erano "affannate" e l'amore si faceva "giù al faro", per Califano le corse sono "fin laggiù" per raggiungere una capanna segreta, scoperta dai protagonisti. Per evitare la censura Califano evitò frasi esplicite come fece Baglioni, e dovendo scrivere un brano sanremese e per il grande pubblicò, lascio a quest'ultimo il gusto della fantasia e dell'evocazione. Emblematica la chiusura del brano:"...dove tu mi dicesti vorrei...amore vorrei...stasera vorrei..."

 

"Una volta mi chiamò Peppino di Capri, mi disse che aveva bisogno di una canzone, scrivo con Claudio Mattone, la canzone apposta per Sanremo, come si fa nelle officine insomma e scrivemmo Un grande amore e niente più che vinse il primo posto, io non andai nemmeno a Sanremo come autore ma aspettai che lui vincesse per fargli i complimenti..."

 

 

1973 MINUETTO - MIA MARTINI


"È un'incognita ogni sera mia, un'attesa,

pari a un'agonia.

Troppe volte vorrei dirti no,

e poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho!

Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!

 

Singolo estivo di grande successo per Mia Martini nel luglio del 1973. In assoluto sarà il 45 giri più venduto della sua carriera. Sarà inserito nell'album "Il giorno dopo". Dopo il trionfo al Festivalbar del 1972 con "Piccolo uomo", Mia Martini bissa il-giorno-dopo.jpgil successo l'anno successivo proprio con Minuetto, a pari merito con la bella "Io domani" di Marcella. Collaborano con lei, Dario Baldan Bembo e Franco Califano. Ma del brano esisteva già una versione, scoperta solo molti anni dopo, di Luigi Albertelli, initolata "Salvami". Fatto sta che la bellezza della musica aveva bisogno di un testo su misura. Come racconterà in seguito Califano, nessuno riuscì nell'impresa di comporre un testo importante e il suo nome fu fatto dopo molti tentativi non andati in porto. Il testo di Califano è un vero capolavoro, forse la sua vetta compositiva. La storia è quella di una donna che vive un amore tormentato per un uomo che non la tratta bene e che non sa cosa vuol dire amarla davvero. Califano parla di solitudine, di vuoto, di malinconia. Sono stati d'animo molto complessi che ti logorano nell'animo. Ma la protagonista giunge ad una conclusione e finalmente si ravvede:"...ora ammetto che la colpa forse è solo mia, avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato...". E' lo scatto d'orgoglio di una donna che ha capito i suoi sbagli e d'ora in avanti regalerà il suo amore a qualcuno che veramente saprà conquistarselo. Come sempre una Mimì meravigliosa e unica. Che sia la sua storia d'amore o quella di altri, lei è vera e commuovente nella sua interpretazione.

 

"...io stavo lì e aspettavo le richieste dei grandi cantanti di allora...faccio un esempio di una canzone richiestami dopo che a fare il testo erano stati tutti, nessuno era riuscito a fare il testo di questa canzone, alla fine si sono ricordati che c'era anche Califano a Milano, come ruota di scorta mi hanno chiamato all'ultimo, mi hanno fatto sentire questa musica, mi dicono che nessuno è riuscito a fare il testo, probabilmente è una musica destinata a rimanere tale, provavi tu! Io amo i concorsi...presi questa canzone e chiesi i testi di tutti gli altri colleghi e pseudo-tali, lessi tutti i testi, capii dov'era l'errore, io feci una cosa per conto mio e ci misi tre ore a scrivere Minuetto...prima di scriverla chiesi a lei quale fosse il momento che stava vivendo e lei mi raccontò questa storia tormentata che stava vivendo in quel momento...lei appena l'ha letta l'ha cantata piangendo e fu un clamoroso successo..."

 

1990 LA NEVICATA DEL 56 - MIA MARTINI

 

"...E zitta e zitta poi

La nevicata del '56

Roma era tutta candida

Tutta pulita e lucida

Tu mi dici di sì l'hai più vista così

Che tempi quelli..."


La nevicata del '56 è un brano del 1990, presentato da Mia Martini al Festival di Sanremo dello stesso anno. Inserito nella nevicata.jpgraccolta "La mia razza". Grande successo per Mimì che ottiene per il secondo anno consecutivo il premio dell critica, nel 1989 se l'era aggiudicato con "Almeno tu nell'universo". Ancora una collaborazione con Franco Califano, che dopo Minuetto, scrive un testo bellissimo ed intenso. Il tema dominante della canzone è la celebre nevicata del 1956, un evento incredibile e inatteso che coinvolse l'Italia in un inverno rigido e mai così innevato. Califano scrive il testo proprio per Mia Martini che nel 56 era una bambina. E rievoca con gli occhi di un narratore, quel periodo storico così bello, fatto di tanta speranza, di spensieratezza in cui la città di Roma era "candida, pulita e lucida" e "...c'era posto pure per le favole...". Ripensando a quei momenti cresce la nostalgia nell'animo della protagonista che ci ricorda:"che tempi quelli!". E' l'ennesima conferma del talento poetico di Califano, poi Mia Martini fa il resto e la canzone diventa quel capolavoro che tutti conosciamo.

 

Già in un articolo di kukuriku abbiamo parlato di questa canzone, questo il link per chi volesse leggerlo...

http://kukuriku.myblog.it/archive/2010/07/23/1956-dalla-n...

 

FONTI: hitparadeitalia, wikipedia, La storia siamo noi di Giovanni Minoli, puntata intitolata FRANCO CALIFANO - LA LEGGENDA DEL TRASGRESSORE, testimania

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