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17/11/2010
LE CANZONI SCRITTE DA FRANCO CALIFANO...il poeta dei sentimenti umani
La musica è da sempre il motore della nostra esistenza. Vivere senza di essa è impossibile. Quando la musica incontra la poesia, nascono dei capolavori. Perchè la musica, anche sola, è bellissima, poi accade che incontra il testo giusto e da quel preciso istante non esisteranno mai più l'una senza l'altro. Grandissimi artisti della musica italiana devono il loro successo anche agli autori, o meglio ai poeti che hanno scritto per loro parole indimenticabili. E' stato così per le coppie d'oro della nostra canzone, da Celentano-Bella a Morandi-Migliacci a Battisti-Mogol. Ci sono altri autori che hanno dedicato il loro lavoro alla musica di diversi artisti, magari meno pubblicizzati o sottaciuti, come il grande Franco Califano. Le più belle pag
ine della musica italiana sono state scritte da lui. Le canzoni più belle, quelle che più amiamo, portano la firma del "Maestro", come viene chiamato nell'ambiente musicale. Vogliamo omaggiare l'opera di Califano ripercorrendo brevemente le tappe fondamentali della sua florida carriera di autore, un ruolo che ha rivestito con grande successo per cinquant'anni, con circa 1000 canzoni all'attivo. Ovviamente ne citeremo solo alcune, che riteniamo, da un punto di vista prettamente personale, le sue più belle produzioni.
1964 DA MOLTO LONTANO - EDORADO VIANELLO
"Anche se sono dall'altra parte del mondo, io ti amo..io ti amo...
e un'eco della terra ti porterà le mie parole, le mie canzoni d'amore"
E' la prima canzone scritta da Franco Calfano che esordisce come autore di canzoni. Brano inserito nel 45 giri Da molto lontano/Le tue nozze pubblicato dall'Rca nel 1964. Gli arrangiamenti unici del disco sono firmati Ennio Morricone, è sua l'idea
di quel piano che suona incalzante nell'intro del brano. Il tema della canzone è l'amore di un uomo per una donna divisi dalla lontananza. Ma il destino ha riservato loro un finale inatteso, presto i due si rincontreranno e potranno coronare il loro sogno d'amore. Califano decide per un testo molto semplice ma efficace. Spinge l'ascoltatore a concentrarsi su due immagini fortemente evocative, la voce e i passi. La voce è quella dell'anima del protagonista che urla da lontano il suo amore, i passi sono quelli di un uomo che è pronto a tornare dalla sua donna. Ancora una volta Vianello dimostra le sue capacità di cantante multiforme. Nonostante il successo clamoroso ottenuto con il repertorio allegro e spensierato delle canzonette, non rinuncia ad interpretare canzoni melodiche e sentimentali, garantendosi i complimenti della critica e il benvolere del pubblico. E' certamente il beniamino dei giovani quando canta "Guarda come donodolo" ma è anche il cantore dei sentimenti più nobili quando commuove con "O mio Signore".
"Io prima facevo il poeta ma ho capito da subito che di poesia si muore di fame, per cui ho trasportato le mie poesie in testi musicali e ho scritto Da molto lontano, canzone portata al successo da Vianello..."
1965 E LA CHIAMANO ESTATE - BRUNO MARTINO
"E la chiamano estate, questa estate senza te,
ma non sanno che vivo ricordando sempre te"
Dalla melodia alla musica d'autore. Un passo importante per Califano che si avvicina al gusto jazz di Bruno Martino. Il 45 giri E la chiamano estate/La ragazza di Ipanema esce dalle sale di incisione nel 1965. Bruno Martino si dedica alla
canzone con gandi risultati dopo aver composto e scritto musica per diversi artisti. Il suo talento di musicista e di pianista innanzitutto lo aiutano nella proposta canora. E' lui ad adattarsi alla musica, è lei la parte più importante della produzione. Con quel piglio da crooner consumato, bagaglio di tanti anni di night club, si era incontrato con l'amico Califano e la loro esperienza comune fu determinante per la stesura del testo. Dovendo proporre un testo misurato, e dovendo rispondere, soprattutto, ad una musica raffinata, Califano si concentra sul tema amoroso della canzone con stile ed eleganza. Il protagonista non può vivere senza la donna che ama e allora il mondo che lo circonda non ha più alcun significato. Come canterà Massimo Ranieri in Momento del 1971 (lato b di Via del Conservatorio): "...Cos'è una rosa senza chi la coglierà...cos'è un'artista senza fantasia...?" ma soprattutto, ci dice Califano, cos'è l'estate senza la donna che amo? Praticamente non esiste. Addirittura il profumo del mare è scomparso, e quella notte fatta per amare, come amava cantare Sedaka, è solo un lontano ricordo.
"La prima canzone che scrissi a Milano era E la chiamano estate portata al successo magistralmente da Bruno Martino"
1967 LA MUSICA E' FINITA - ORNELLA VANONI
"...la musica è finita, gli amici se ne vanno,
e tu mi lasci sola più di prima.
Un minuto è lungo da morire...
se non è vissuto insieme a te"
Forse il primo grande capolavoro di Califano. Ma è anche il capolavoro di un'interprete eccezionale e di un compositore unico: stiamo parlando di Ornella Vanoni e Umberto Bindi. La musica è finita viene presentata al Festival di Sanremo del
1967, funestato dalla morte di Luigi Tenco, molto amico dello stesso Califano. La canzone cantanta in coppia con il giovane Mario Guarnera, raggiunge il quarto posto in classifica generale ma al di fuori dell'Ariston stenta a decollare. L'impostazione musicale molto classica, soprattutto in quell'introduzione orchestrale quasi sinfonica, conferisce un fascino particolare alla canzone. Peccato che nei successivi 33 giri l'introduzione sarà eliminata rispondendo ad una visione commerciale che quasi mai, preserva il gusto e l'eccellenza. Bindi ha composto una musica elegante e raffinata, impreziosita dalla voce inconfondibile di Ornella Vanoni. Tutte le successive interpretazioni del brano si confronteranno con un originale impareggiabile. Ne esiste addirittura una versione in inglese, "Our Song" di Robert Plant. Califano collabora, in questa occasione, con un altro autore di talento, Nicola Salerno, in arte Nisa, già grande collaboratore di Renato Carosone, da aggiungere a quelle coppie d'oro della musica italiana sopra citate. Il compito non è affatto facile. La musica ha bisogno di un testo preciso. Si canta l'amore di una donna per un uomo, ma è una relazione tormentata e la protagonista soffre il distacco e la freddezza di questo rapporto. Le parole sono perfette e le frasi sono quelle che lasciano il segno nella storia della musica e della poesia:" un minuto è lungo da morire se non è vissuto insieme a te...".
"...Ho continuato a scrivere per altri...è nata La musica è finita, canzone che è stata assegnata a Ornella Vanoni, la musica è di Bindi"
1969 UNA RAGIONE DI PIU' - ORNELLA VANONI
"...Sei tu...quella ragione di più.
Mi hai chiesto, talmente tanto.
Io, non ho più niente per te.
Ti amo, tu non sai quanto."
Una ragione di più
viene pubblicata nel 1969. Ancora una collaborazione tra Ornella Vanoni e Franco Califano, l'intesa è ottima e i due tornano volentieri a lavorare insieme. Tanto più che questa volta, la Vanoni interviene nella stesura del testo e debutta come cantautrice. Autore d'eccezione per la musica del brano è il bravissimo e compianto Mino Reitano, in una delle sue opere migliori. La musica si adatta alle doti canore dell'interprete. E la Vanoni con grande stile, passa dal canto soave e seducente al canto grintoso e determinato di una donna che ha in pugno la relazione sentimentale e non cede, almeno subito, alla volontà del suo cuore. Perchè quella ragione di più, è il suo uomo e lei non può far altro che ritornare da lui. I coautori Califano-Vanoni cercano delle immagini forti ed evocative. La donna "ama da morire" il silenzio del suo uomo perchè non la lascia andare via. Cosa c'è di più emblematico ed esplicito di un silenzio? E poi arriva la richiesta d'aiuto dell'uomo, che assomoglia molto ad una dichiarazione d'amore:"non lasciarmi solo", è una richiesta a cui non si può voltare le spalle.
1972 QUESTO NOSTRO GRANDE AMORE - FRED BONGUSTO
"questo nostro grande amore,
un mese fa, non era niente...
ma poi, io mi fermai...
un abbraccio mi inventai"
Brano di Fred Bongusto del 1972, inciso per la Ri-Fi. Fa parte del 45 giri Questo nostro grande amore/O Primmo treno. Lo
stile della canzone è molto simile al brano di Bruno Martino. Se lì, però, la musica dominava il testo, in questo caso il testo è la parte più importante della produzione. Non a caso viene scelto Franco Califano per comporlo. Il tema è nuovamente quello amoroso. Un uomo si rivolge alla donna che ama e le ricorda come si sono conosciuti, come è riuscito a conquistarla. Califano scrive una sceneggiatura più che un semplice testo. I ricordi del protagonista sono talmente vividi che ci sembra di vedere la scena di un film muto: lui la incontra, c'è una passeggiata, poi un forte abbraccio e scocca la scintilla. Le sequenze di questa scena cinematografica sono le stesse della "Lontananza" di Domenico Modugno dove il protagonista racconta il camminare insieme per una strada, un abbraccio e il bacio finale, anche se qui i ricordi fanno male, sono ferite ancora aperte. Califano invece, sottolinea che i ricordi sono piacevoli e l'amore è qualcosa di concreto e indissolubile, "...è la realtà per tutt'e due..."
"Ho scritto per Fred Bongusto, Questo nostro grande amore, canzone non dimenticata ma non ripresa mai..."
1972 SEMO GENTE DE BORGATA - I VIANELLA
Core mio,core mio...
la speranza nun costa gnente...
se potrebbe sta' pure mejo. ma che voi fa'...
per ora ce stai tu...er resto arivera'...
33 giri fortunato del 1972. Grande successo per la coppia Edorado Vianello-Wilma Goich, compagni di vita e di lavoro. All'inizio degli anni 70 i due artisti decidono di fondare una nuova casa discografica, chiamata Apollo e fondano il duo musicale "I Vianella". La collaborazione dura per circa dieci anni per poi ritornare alle rispettive carriere da solisti. Il vasto repertorio dei Vianella è legato fortemente alla canzone di Roma. Cantano in dialetto romanesco e celebrano la città eterna e le sue bellezze. Al duo si accosta Franco Califano, il quale comporrà i brani più significativi del loro repertorio. Semo gente de borgata è uno di questi. Forse quello più bello e il più significativo. Chi meglio di Califano, romano d'adozione, può dare voce al popolo romano e alla gente più umile e lavoratrice. Questa canzone è un piccolo inno che incoraggia e celebra il mondo dele borgate, il cuore pulsante di Roma. Califano si concentra sulla parola speranza e ci dice che in fondo "nun costa niente". Perchè la speranza di sbarcare il lunario nessuno può comprarla ne tantomeno negarla. Cosa conta in realtà? Conta l'amore dei due protagonisti perchè è l'unica cosa di cui dispongono. Il futuro lo costruiscono con piccoli passi e con il sudore della fronte, ma soprattutto con quell'ottimismo tipico della saggezza popolare:"...er resto ariverà..."
1973 UN GRANDE AMORE E NIENTE PIU' - PEPPINO DI CAPRI
"Solitudine e malinconia,
i soprammobili di casa mia...
qualche libro...una poesia...e sul piano una fotografia...
Io e te, un grande amore e niente più"
Primo posto e meritato successo per Peppino Di Capri al Festival di Sanremo del 1973. Il 45 giri, Un grande amore e
niente più/Per favore non gridare ottiene ottimi risultati in termini di vendite, ma la prima posizione dei dischi più venduti vede il trionfo assoluto de "Il mio canto libero" di Lucio Battisti. Franco Califano racconta ancora una volta una bella storia d'amore, anzi una grande storia d'amore. E lo fa con la semplicità di sempre, fotografando le immagini più importanti di quell'amore. Un'anno prima Claudio Baglioni diede alla luce il suo capolavoro "Questo piccolo grande amore". Anche Baglioni parla di una bella storia d'amore, anche se i protagonisti della vicenda sono più giovani. In entrambi i pezzi ricorrono le corse dei due verso un luogo caro, per Baglioni erano "affannate" e l'amore si faceva "giù al faro", per Califano le corse sono "fin laggiù" per raggiungere una capanna segreta, scoperta dai protagonisti. Per evitare la censura Califano evitò frasi esplicite come fece Baglioni, e dovendo scrivere un brano sanremese e per il grande pubblicò, lascio a quest'ultimo il gusto della fantasia e dell'evocazione. Emblematica la chiusura del brano:"...dove tu mi dicesti vorrei...amore vorrei...stasera vorrei..."
"Una volta mi chiamò Peppino di Capri, mi disse che aveva bisogno di una canzone, scrivo con Claudio Mattone, la canzone apposta per Sanremo, come si fa nelle officine insomma e scrivemmo Un grande amore e niente più che vinse il primo posto, io non andai nemmeno a Sanremo come autore ma aspettai che lui vincesse per fargli i complimenti..."
1973 MINUETTO - MIA MARTINI
"È un'incognita ogni sera mia, un'attesa,
pari a un'agonia.
Troppe volte vorrei dirti no,
e poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho!
Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!
Singolo estivo di grande successo per Mia Martini nel luglio del 1973. In assoluto sarà il 45 giri più venduto della sua carriera. Sarà inserito nell'album "Il giorno dopo". Dopo il trionfo al Festivalbar del 1972 con "Piccolo uomo", Mia Martini bissa
il successo l'anno successivo proprio con Minuetto, a pari merito con la bella "Io domani" di Marcella. Collaborano con lei, Dario Baldan Bembo e Franco Califano. Ma del brano esisteva già una versione, scoperta solo molti anni dopo, di Luigi Albertelli, initolata "Salvami". Fatto sta che la bellezza della musica aveva bisogno di un testo su misura. Come racconterà in seguito Califano, nessuno riuscì nell'impresa di comporre un testo importante e il suo nome fu fatto dopo molti tentativi non andati in porto. Il testo di Califano è un vero capolavoro, forse la sua vetta compositiva. La storia è quella di una donna che vive un amore tormentato per un uomo che non la tratta bene e che non sa cosa vuol dire amarla davvero. Califano parla di solitudine, di vuoto, di malinconia. Sono stati d'animo molto complessi che ti logorano nell'animo. Ma la protagonista giunge ad una conclusione e finalmente si ravvede:"...ora ammetto che la colpa forse è solo mia, avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato...". E' lo scatto d'orgoglio di una donna che ha capito i suoi sbagli e d'ora in avanti regalerà il suo amore a qualcuno che veramente saprà conquistarselo. Come sempre una Mimì meravigliosa e unica. Che sia la sua storia d'amore o quella di altri, lei è vera e commuovente nella sua interpretazione.
"...io stavo lì e aspettavo le richieste dei grandi cantanti di allora...faccio un esempio di una canzone richiestami dopo che a fare il testo erano stati tutti, nessuno era riuscito a fare il testo di questa canzone, alla fine si sono ricordati che c'era anche Califano a Milano, come ruota di scorta mi hanno chiamato all'ultimo, mi hanno fatto sentire questa musica, mi dicono che nessuno è riuscito a fare il testo, probabilmente è una musica destinata a rimanere tale, provavi tu! Io amo i concorsi...presi questa canzone e chiesi i testi di tutti gli altri colleghi e pseudo-tali, lessi tutti i testi, capii dov'era l'errore, io feci una cosa per conto mio e ci misi tre ore a scrivere Minuetto...prima di scriverla chiesi a lei quale fosse il momento che stava vivendo e lei mi raccontò questa storia tormentata che stava vivendo in quel momento...lei appena l'ha letta l'ha cantata piangendo e fu un clamoroso successo..."
1990 LA NEVICATA DEL 56 - MIA MARTINI
"...E zitta e zitta poi
La nevicata del '56
Roma era tutta candida
Tutta pulita e lucida
Tu mi dici di sì l'hai più vista così
Che tempi quelli..."
La nevicata del '56 è un brano del 1990, presentato da Mia Martini al Festival di Sanremo dello stesso anno. Inserito nella
raccolta "La mia razza". Grande successo per Mimì che ottiene per il secondo anno consecutivo il premio dell critica, nel 1989 se l'era aggiudicato con "Almeno tu nell'universo". Ancora una collaborazione con Franco Califano, che dopo Minuetto, scrive un testo bellissimo ed intenso. Il tema dominante della canzone è la celebre nevicata del 1956, un evento incredibile e inatteso che coinvolse l'Italia in un inverno rigido e mai così innevato. Califano scrive il testo proprio per Mia Martini che nel 56 era una bambina. E rievoca con gli occhi di un narratore, quel periodo storico così bello, fatto di tanta speranza, di spensieratezza in cui la città di Roma era "candida, pulita e lucida" e "...c'era posto pure per le favole...". Ripensando a quei momenti cresce la nostalgia nell'animo della protagonista che ci ricorda:"che tempi quelli!". E' l'ennesima conferma del talento poetico di Califano, poi Mia Martini fa il resto e la canzone diventa quel capolavoro che tutti conosciamo.
Già in un articolo di kukuriku abbiamo parlato di questa canzone, questo il link per chi volesse leggerlo...
http://kukuriku.myblog.it/archive/2010/07/23/1956-dalla-n...
FONTI: hitparadeitalia, wikipedia, La storia siamo noi di Giovanni Minoli, puntata intitolata FRANCO CALIFANO - LA LEGGENDA DEL TRASGRESSORE, testimania
21:50 Scritto da: nickgaevale in amarcord | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: franco califano, mia martini, ornella vanoni, minuetto, la musica è finita, peppino di capri | OKNOtizie |
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Commenti
un mito..
ma nn vedo perche dargli dei soldi visto che li ha buttati per cazzate e puttane fino ad ora :)
Scritto da: Nick | 18/11/2010
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