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23/07/2010

1956...dalla NEVICATA ai BRAVI RAGAZZI

amarcord.jpgE' la storia di un anno indimenticabile, è la nascita di una nuova generazione.  Le voci di Mia Martini e Miguel Bosè si intrecciano nel ricordo di una stagione simbolo dell'Italia del dopoguerra... 


...dalla nevicata...

Ci sono date che nessuno può dimenticare. E' il caso dell'anno 1956. Anche la musica ha voluto omaggiare quell'indimenticabile stagione che ha aperto le porte del boom economico. Tutti ricorderanno un evento rarissimo nella storia del nostro Paese, una nevicata epica che ha attanagliato l'Italia per mesi nella morsa del gelo e del freddo polare. Franco Califano, a distanza di trent'anni, pensò di raccontare quella famosa nevicata in una canzone, dal titolo "La nevicata del 56". Il brano, fortemente nostalgico, ricorda quel periodo con le immagini di una Roma nevicata56.jpg"candida...pulita...lucida", attraverso gli occhi di una ragazza. Califano scelse di affidare l'interpretazione della canzone a Gabriella Ferri, voce e cuore di Roma, ma alla fine fu un altra cantante ad inciderla. Mia Martini era proprio l'interprete ideale per rievocare quella incredibile nevicata, tanto che Califano e Carla Vistarini, anch'essa autrice del brano, riadattarono il testo e lo cucirono addosso ad una Mia Martini che nel 56 era poco più che una bambina. La canzone piacque molto alla cantante che ne fornì un'interpretazione fantastica. L'eleganza e lo stile Martini uniti al fascino di quella Roma imbiancata contribuiscono al successo della canzone. Fu presentata al Sanremo del 1990. Seconda apparizione consecutiva di Mia Martini dopo il rilancio dell'anno precedente con "Almeno tu nell'universo". Inserita nella raccolta "La mia razza", non fu particolatmente fortunata nevicata56roma.jpgdal punto di vista discografico ma ottenne grandi consensi dalla Crtica che le assegnò per la terza volta il premio. Fu una grande gioia per la cantante calabrese, era l'ennesimo riconoscimento di un talento unico e inimitabile. Anche se Mia Martini avrebbe voluto come compagno sul palco del Palafiori (il Festival di quell'anno si sposta ad Arma di Taggia, Sanremo rimane comunque il marchio della manifestazione) Charles Aznavour:"Avrei voluto come compagno, in occasione del festival, Charles Aznavour. ‘La nevicata del ‘56’ avrebbe acquistato un altro tono ma … non è dato agli artisti scegliere il loro partner straniero. In ogni caso, dopo anni difficili, ho riscoperto la gioia di vivere e di cantare. Grazie a tutti di cuore!’ (da chezmimi.it)

...ai Bravi ragazzi... 

Non fu solo l'anno della neve e del gelo, ma anche l'anno di nascita di una nuova generazione. Anzi, quella nevicata ha sancito ufficialmente la nascita di quei "poeti", di quei "bravi ragazzi" che saranno il motore degli anni 80 e i protagonisti di un'epoca incredibile. A omaggiare quella famosa classe '56 ci ha pensato un'icona degli anni 80 che ha riscosso un grandissimo successo proprio in quegli anni. Stiamo parlando di Miguel Bosè. Anch'egli classe 56, anch'braviragazzi.jpgegli giovane degli anni 80 alla ricerca di una propria identità e simbolo di quella determinata generazione. Nel 1982, Bosè pubblica in Italia un album fortunatissimo, intitolato "Bravi ragazzi- I grandi successi di Miguel Bosè", con l'adattamento italiano dei suoi successi. Il titolo prende il nome dalla canzone "Bravi ragazzi", pubblicata anche come singolo e famosa già nella versione spagnola come "Bravo muchachos". Il successo è clamoroso. In Italia come in altri Paesi scoppia la Bosè mania, vince persino il Festivalbar di quell'anno. I giovani si riconoscono in questo inno generazionale. E soprattutto quei giovani del 1956 a cui Bosè dedica la canzone:"Bravi ragazzi siamo amici miei tutti poeti noi del '56..." e a cui ricorda di essere figli di quell'evento incredibile che abbiamo raccontato in precedenza:" Noi siamo altrove lontani chissa' dove venuti da un lungo MiguelBoseBravoMuchachos7inSPA.jpginverno direttamente all'inferno". Morra e Fabrizio, autori della versione italiana del brano, giocano con la parole inverno-inferno ricordando innanzitutto la nevicata del 56 ma, cosa più importante, spostano l'accento sulle difficoltà di un'intera generazione in lotta con se stessa e con il mondo. Se Mogol circa vent'anni prima aveva scritto "Ma che colpa abbiamo noi" qui si ritraggono i ragazzi come "poveri Cristi", riproponendo quella stessa operazione geniale che compì il maestro Mogol, enfatizzando e caricando l'immagine di una generazione vittima del suo tempo e in bilico:"la vita e' solo acrobazia...camminiamo sul filo nel cielo.." Nonostante il testo lasci intendere una certa rassegnazione e una sfiducia totale in un possibile cambiamento, la canzone ha rappresentato l'esatto contrario. Bosè parla ai giovani ricordando loro che "il futuro è qualche metro più in là...cerco soltanto la mia via". E' lo scatto d'orgoglio e la voglia di arrivare che contraddistingueranno tutti gli anni 80.

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